In una mattina del nostro viaggio siciliano ci siamo diretti alla stazione di Trapani, direzione Mazara del Vallo. Non avevo letto molto di questa cittadina della Sicilia saracena e le informazioni in mio possesso, le avevo assorbite principalmente da fatti di cronaca abbastanza agghiaccianti, accaduti negli ultimi anni.
Non avevo grandi pretese nei confronti di questa città, che mi aspettavo arida e un po’ abbandonata a se stessa.
Dopo una colazione da vere signore partiamo alla scoperta di altri due siti archeologici della penisola dello Yucatan, il sito di Uxmal e il sito di Coba. In realtà, non li abbiamo visti lo stesso giorno, ma per semplicità ve ne parlo insieme. Entrambi mi sono piaciuti moltissimo: li ho trovati meno turistici dei precedenti visitati e, complice una giornata con delle nuvole meravigliose e un sole caldo caldo (era ottobre ma in Messico è estate piena), conservo un indimenticabile ricordo di queste due visite.
Il viaggio in Sicilia è stato il nostro “viaggio senza preavviso”, per familiari e amici, ma anche per noi. Fino all’ultimo non eravamo sicuri di far quadrare tutto e di riuscire a partire e, soprattutto non pensavamo di tornare in Sicilia dopo neanche due mesi dal nostro ultimo viaggio a Favignana ! Continua a leggere “Viaggio in Sicilia: venti giorni di storia, sole e mare”→
Terza città dello Yucatán per grandezza, Valladolid è spesso soprannominata Sultana d’Oriente. E’ una località tranquilla, piena di vita, colorata. Gli edifici sono bassi e dipinti con tonalità pastello, per le strade è frequente trovare le donne che indossano il tipico abito alla yucatena e gli anziani che chiacchierano su una panchina all’ombra. Il tempo sembra essersi fermato all’epoca coloniale, la vita scorre lenta, tra un negozio di souvenir colmo di turisti e i bambini che giocano a rincorrere uccelli.
Chiesa di San Gervasio, ValladolidParco di fronte alla Chiesa San GervasioTipiche case dipinte con colori pastello, ValladolidValladolidValladolidDonna con il tipico abito alla Yucatena, Valladolid
Nei pressi di Valladolid, come in tutta la penisola dello Yucatán, sono presenti numerosi cenotes. La parola cenote arriva direttamente dalla lingua dei Maya: dzonot, cioè “acqua sacra”. Queste meraviglie naturali sono delle cavità a forma di imbuto, conche che si sono formate in seguito al crollo del tetto calcareo. Trovandoseli di fronte, non è difficile capire per quale motivo il popolo dei Maya li considerasse sacri: l’acqua ha un colore ceruleo e l’impressione è che siano senza fondo – pensate che profondità! – I raggi solari si infilano in queste cavità buie, fin dove è possibile, creando dei giochi di luce e ombre strabilianti ma a tratti anche inquietanti. I Maya li utilizzavano per i loro rituali sacri e li consideravano porte d’ingresso per il mondo sotterraneo, motivo per il quale è facile trovare, vicino a essi, edifici adibiti al culto degli dei e alla purificazione. I cenotes erano anche fondamentali per l’approvvigionamento dell’acqua, a maggior ragione in un territorio pressoché privo di risorse idriche superficiali. Il cenote che abbiamo visitato e in cui abbiamo sguazzato a Valladolid è il Cenote Zací, che in lingua Maya significa “falco bianco” ed era il nome della città sulla quale venne successivamente fondata Valladolid. E’ uno dei cenote a cielo aperto più grande della penisola. Numerosi cenotes, infatti, sono sotterranei o si trovano all’interno di grotte, raggiungibili solo a nuoto o tramite piccole imbarcazioni. E tantissimi aspettano ancora di essere esplorati!
In realtà il Cenote Zací è solo parzialmente a cielo aperto. E’ inserito in una grotta suggestiva e il soffitto, abitazione ambita da numerosi pipistrelli che conviene non disturbare, è ricco di stalattiti che scendono verso il basso. Ma quello che sorprende maggiormente appena arrivati è sicuramente la vegetazione, invadente e invasiva, cresce dal fondo delle acque e scende dai lati, riempendo il cenote, colmo di acqua piovana, di detriti, foglie, rami, sterpaglie, radici. Ma non solo: gli alberi più grandi formano un intreccio di arbusti e rami che, scendendo verso la superficie dell’acqua, creano un sistema di liane, usate dai più coraggiosi per tuffarsi !
Immergersi e sguazzare in un cenote è un’esperienza incredibile e unica, da non perdere se vi trovate nella penisola Yucatena. Ma non è un’esperienza esente da rischi e pericoli (non vi dico che strizza avevo!), soprattutto sapendo che può essere profondo decine e decine di metri e non essendo totalmente sicuri di quello che troverete sotto o quello in cui si imbatteranno le vostre gambe !
Qualche mese fa abbiamo trascorso un weekend sul Golfo di Camogli. Dopo qualche ricerca su TripAdvisor abbiamo scovato un posticino nella vicina San Rocco che sembrava fatto apposta per prendere un aperitivo con una vista spettacolare sul Golfo Paradiso.
Volete passare dei giorni isola(ti), lontano da tutto e da tutti o solo con la persona che scegliete voi, fare pace con il mare, il vento, il sole, scandire le vostre giornate mangiando pesce e cannoli, fare vostri i ritmi lenti, solo scanditi dalla voglia di rilassarvi, esplorare, vivere qualche giorno alienati dal mondo, scappate a Favignana. Non è un consiglio, è una vera e propria prescrizione medica. Vi annoierete una settimana, dieci giorni, a Favignana? L’isola è troppo piccola per un periodo così lungo? Assolutamente no! Ecco una lista di 10 cose da fare a Favignana: cosa fare nella più grande delle isole Egadi. Continua a leggere “10 cose da fare a Favignana + 1 libro | Cosa fare nella più grande isola delle Egadi”→
Il mio amore smisurato per la Toscana non è una novità per chi mi conosce bene.
Io, in Toscana, ci andrei pure a vivere.
Diverse volte il cuore mi ha portato in questa meravigliosa regione, ricca di paesaggi, arte, cultura, cibi e vini che ci vantano in tutto il mondo.
Un paio di volte sono stata a Firenze, città eterea, curata, romantica: imperdibile per chi è innamorato dell’arte, ma non solo. Ma la Toscana, non è solo Firenze.
Lo Yucatán è uno dei 31 Stati del Messico, famoso per il grande sito archeologico di Chichen-Itza e non solo e che fu nominato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità e inserito tra le Nuove sette meraviglie del mondo. Il nostro tour della Riviera Maya è stata con una guida messicana, che ci ha scarrozzate su e giù per i siti archeologici, ci ha aspettate mentre facevamo milioni di fotografie e ci arrampicavamo – dove possibile – sulle piramidi, ha risposto alle nostre continue domande e ci ha raccontato un sacco di cose. Non deve essere stato semplice sopportarci.
Una volta atterrate a Cancun, il tour Maya è iniziato il giorno dopo, tempo di smaltire il fuso orario e le 12 ore di volo. Siamo andate al sito archeologico Ek Balam, che in linguaggio maya significa giaguaro nero. In realtà fino a pochi decenni fa si sapeva ben poco di questo sito. Numerose ricerche hanno portato alla luce questa incredibile città maya, ben conservata e con numerose decorazioni e statue di pietra che probabilmente rappresentavano le divinità e i governatori dell’epoca. Scalando e arrampicandomi su una di queste costruzioni, che sconsiglio vivamente a chi soffre di vertigini, arrivata in cima, lo spettacolo che si è presentato davanti ai nostri occhi era di una bellezza incredibile: all’orizzonte solo foresta tropicale e rovine maya.