Budapest è piena di statue fatate e magiche che raccontano la città. Sono sparse tra le vie principali e i vicoli. La piccola principessa, una statua di Laszlo Marton, si trova nelle vicinanze di Piazza Vörösmarty, lungo il Danubio e con alle spalle il Castello di Buda. L’ho incontrata per caso, durante una giornata di sole e una passeggiata lungo le sponde del fiume. Si dice che porti fortuna.

Che cosa spinge qualcuno a partire? La voglia di viaggiare, scoprire, assaporare, curiosare.
Che cosa accade se chi doveva partire con noi, all’ultimo ci dice che non può proprio venire? A questa domanda avevo una risposta totalmente diversa tempo fa. Poi qualcosa è cambiato.

Questo è quello che è accaduto, poco prima della mia partenza per Budapest. L’amica con cui sarei dovuta partire ha avuto dei problemi personali e alla vigilia della partenza mi ha comunicato che non sarebbe più potuta venire con me. Lavoro e impegni vari non mi avevano permesso di documentarmi approfonditamente sulla città di Budapest, cosa che in realtà capita puntualmente per ogni mio viaggio – sono terribile, lo so. Mi sono trovata la sera prima del mio volo a dover ancora decidere dove soggiornare durante i quasi sei giorni di permanenza e comprare i biglietti del pullman per arrivare all’aeroporto. In mano avevo solo i miei biglietti aerei, la mia fedele macchina fotografica e una voglia incredibile di buttarmi in questa avventura.

All’inizio ammetto di avere un po’ tergiversato. Sei giorni non sono pochissimi, completamente soli in una città in cui non tutti sanno l’inglese, che non avevo mai visitato, in una casa condivisa in cui potevo trovarmi qualsiasi tipologia di vicino (perché no, anche un serial killer) e in cui il nostro amico euro è sostituito da centinaia di fiorini ungheresi che ti riempiono, solo apparentemente, il portafogli. Dopo lo smarrimento iniziale però, ho pensato che sì, sarei partita comunque.

Il mio viaggio è stato bello, impegnativo e interessante. Viaggiando sola ho avuto l’esclusivo privilegio di poter seguire i miei ritmi, senza dover scendere a compromessi con quelli di altri. Ho potuto fermarmi a fotografare qualsiasi cosa, senza che nessuno fosse infastidito dalla cosa. Ho potuto camminare senza sosta e senza cartina senza dover programmare tutto nei minimi dettagli. Mi sono affidata all’istinto, solo al mio e non ho dovuto spiegare a qualcun altro perché secondo me era meglio fare in quel modo o in quest’altro. Viaggiare soli permette di concentrarsi totalmente sul luogo che si sta visitando, entrando in contatto diretto con le emozioni che si provano. Viaggiare da soli richiede organizzazione, intraprendenza e voglia di mettersi in gioco.

Ma viaggiare soli può anche essere pericoloso e intimorire le persone, soprattutto quando a viaggiare da sole sono le donne. Tantissime donne e ragazze che seguivano il mio viaggio sui social mi hanno scritto per chiedermi se avessi paura, quali difficoltà ho incontrato, spinte dalla curiosità ma anche dalla voglia di fare anche loro un’esperienza di viaggio in solitaria. Spinta dalle loro domande, ho deciso di fare un post specifico su come mi sono attrezzata io, praticamente ed emotivamente per il mio primo viaggio in solitaria.