DISCLAIMER | Ci sono tanti, davvero tanti piatti che meriterebbero menzione in un post sullo street food siciliano e diffidate da qualsiasi guida o elenco che si vanti di esaustività. Chiedo scusa anticipatamente alle bontà che non citerò, ma sono sicura che i miei compaesani sapranno rendere onore a tutti.
Sono appena tornata dalla Thailandia dove ho dovuto chinare il capo e annientare qualsiasi pregressa convinzione sulla supremazia dello street food siciliano. Non linciatemi, ma davvero siamo dei dilettanti al confronto.
Se è vero però che a Bangkok si passeggia tra carbonelle, wok e pentoloni, in Sicilia il cibo da strada prende la forma di vere e proprie opere d’arte, incantevoli già alla vista.
È come se ogni luogo avesse un sapore. Non odori, colori, e neppure suoni. Passeggiare per le stradine di quell’isola significava assaporarla, sentirne quasi il retrogusto dolceamaro. Paros, della Grecia, ne è una vera e propria cartolina. Il bianco e il blu, i vicoli, l’incanto. Tutto in un perfetto matrimonio di colori e aggettivi. Eppure basta andare solo un po’ oltre i suoi spettacolari tramonti per coglierne la latente malinconia. Quella che è specchio di un paese che troppo ha sofferto negli ultimi anni. Anche lì, in quella dolcezza che tanto sarebbe piaciuta a Baricco, era facile percepirla. Tanto esotica da lasciarti totalmente perso di fronte al suo orizzonte, tanto mediterranea da sentirla tua, come a un passo da casa.
Sono stata a Trapani per la prima volta nel 2010. Non la conoscevo e sapevo poco o niente di questa città della Sicilia Occidentale, così in punta da avere il mare su tre lati, così fortunata da avere il sole che le tramonta proprio di fronte. Da allora, ci sono tornata altre tre volte. Io, che non torno quasi mai nei posti in cui sono già stata, così come non rileggo mai lo stesso libro anche se l’ho amato, perché penso che la vita sia davvero troppo breve per rifare i passi che abbiamo già fatto, sono invece caduta nella trappola. E così, il cuore, la necessità, la casualità mi hanno riportata qui altre tre volte. Continua a leggere “Trapani: l’unico posto in cui torno e ritorno”→
In una mattina del nostro viaggio siciliano ci siamo diretti alla stazione di Trapani, direzione Mazara del Vallo. Non avevo letto molto di questa cittadina della Sicilia saracena e le informazioni in mio possesso, le avevo assorbite principalmente da fatti di cronaca abbastanza agghiaccianti, accaduti negli ultimi anni.
Non avevo grandi pretese nei confronti di questa città, che mi aspettavo arida e un po’ abbandonata a se stessa.
Volete passare dei giorni isola(ti), lontano da tutto e da tutti o solo con la persona che scegliete voi, fare pace con il mare, il vento, il sole, scandire le vostre giornate mangiando pesce e cannoli, fare vostri i ritmi lenti, solo scanditi dalla voglia di rilassarvi, esplorare, vivere qualche giorno alienati dal mondo, scappate a Favignana. Non è un consiglio, è una vera e propria prescrizione medica. Vi annoierete una settimana, dieci giorni, a Favignana? L’isola è troppo piccola per un periodo così lungo? Assolutamente no! Ecco una lista di 10 cose da fare a Favignana: cosa fare nella più grande delle isole Egadi. Continua a leggere “10 cose da fare a Favignana + 1 libro | Cosa fare nella più grande isola delle Egadi”→
Una mattina, dei giorni trascorsi sull’isola di Favignana, abbiamo deciso di andare a visitare l’ex stabilimento Florio, gioiello di archeologia industriale e orgoglio dei favignanesi. Gli orari di apertura nel periodo estivo sono dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 17:00 alle 23:30. C’è la possibilità di fare le visite guidate in tre orari: 10.30 – 11.15 – 12.00 – 17.15 – 18.00 – 19.00 – 20.00 – 21.00 – 22.00. Il lunedì è chiuso.
Se potete e riuscite, optate per la visita guidata: è un valore aggiunto da non perdere. La nostra guida, Francesca, ci ha portati alla scoperta del meraviglioso mondo dei tonnaroti, della tonnara e di tutti i favignanesi che hanno lavorato all’interno. La storia dello stabilimento si intreccia con quella della famiglia Florio prima e della famiglia Parodi successivamente, che diede agli isolani la possibilità di riscattarsi dalla povertà avendo una fonte di sussistenza economica. Continua a leggere “Favignana e la sua storia: l’ex Stabilimento Florio”→
Quante volte abbiamo sognato di avere dei poteri magici? Di essere in grado di volare o camminare sull’acqua? Quante volte abbiamo pensato che quell’isolotto che vediamo dalla terraferma non sia poi così lontano?
A realizzare i nostri desideri infantili, il più delle volte non del tutto superati, ci ha pensato un artista bulgaro di nome Christo, installando una passerella sul lago d’Iseo che permette letteralmente di camminare sull’acqua, la sua opera di land art The Floating Piers.
Un pomeriggio, sul tardi, decidiamo di avventurarci verso il luogo più alto dell’isola di Favignana, il Monte Santa Caterina, dove si trova l’omonimo Castello, ormai abbandonato. Il Castello di Santa Caterina, diventato ormai possedimento di alcune mucche che amano pascolare nei suoi pressi, è stato votato tra i luoghi del cuore del FAI ed è un gioiello panoramico da non perdere. Non offre solo una vista a trecentosessanta gradi sull’isola di Favignana, ma anche un gradevole panorama su Levanzo. Qualche informazione sulla sua storia, tutto per organizzare la visita al Castello di Santa Caterina.
Peter: Te lo insegno io e ti insegno anche a cavalcare i venti!
Il nostro viaggio a Favignana, inizia due anni fa. Eravamo in Sicilia per le vacanze estive e un giorno, un po’ per caso, ci imbattiamo nella più grande delle isole Egadi, famosa per la sua caratteristica forma a farfalla.
Per noi, è stato amore a prima vista. Il centro storico piccolo e caratteristico, le strade immerse nel nulla, i colori del mare e del cielo, il vento, che fa muovere le nuvole veloci, si sono andati a ficcare in un posto non precisato, tra testa e cuore. Ogni tanto bussavano sul cuore, ogni tanto rimbombavano in testa.
Appena ne abbiamo avuto l’occasione, non abbiamo avuto dubbi sulla nostra meta (in realtà sono stata io a organizzare alle spalle del mio ignaro fidanzato che pensava, per il suo compleanno, di andare a visitare una capitale europea).
L’isola è definita la grande farfalla sul mare per la sua caratteristica forma: le due grandi ali spiegate sono divise dal colle di Santa Caterina. Favignana è il capoluogo e l’isola maggiore dell’arcipelago delle Egadi. Il nome attuale di Favignana risale al Medioevo e deriverebbe dal nome del vento Favonio proveniente da Ovest. L’isola dista da Trapani 9 miglia, è lunga 9 km e larga 4 km. Attualmente l’isola di Favignana conta poco meno di 3500 residenti. Il comune di Favignana (comprendente le isole dell’arcipelago) conta invece circa 4300 abitanti.
Chi va a Favignana capisce sin da subito tre cose;
la prima è che gli isolani parlano sempre di tufo, di tonno e di vento, impossibile non farci caso. Ogni tanto, fuori dalla pescheria, appare il cartello scritto a mano, OGGI TONNO ROSSO ed è sicuro che sia fresco. Il vento accompagna le giornate stropicciando i vestiti e scompigliando i capelli e ovunque si possono vedere cave di tufo, con cui poi si costruiscono la maggior parte delle case.
La seconda cosa è che di notte il vento soffia fortissimo, che sia scirocco o maestrale, i temporali sono più violenti e le stelle sono più luminose. L’isola di notte è avvolta nell’oscurità, perché sono poche le strade illuminate, principalmente nel centro del paese: è come trovarsi in mare aperto.
La terza cosa è che qui è la natura a scandire la vita delle persone, e non viceversa.
Il nostro viaggio inizia da Torino. Decidiamo di andare all’aeroporto, non con il solito pullman, ma con il servizio di Car Sharing, che abbiamo già usato altre volte a Torino e in altre città. In meno di mezz’ora siamo arrivati, parcheggiamo la macchina nell’apposito posteggio* ed entriamo all’aeroporto di Caselle. Il nostro volo di linea low cost mi rende molto fiera, perché con meno di 80 euro ( precisamente 76 euro e qualche centesimo) andiamo e torniamo in due. Arrivati a Trapani Birgi, un pullman ci porta fino al Porto e da lì prendiamo l’aliscafo di Ustica Lines che, in circa venti minuti, ci recapita a Favignana felici e contenti [per arrivare a Favignana felici e contenti è necessario viaggiare con bagagli limitati, molto leggeri e poco ingombranti]. Per la sistemazione di solito ci affidiamo a Airbnb, ma questa volta trovo una soluzione molto conveniente con Booking: tante piccole casette autonome, per stare in pace e avere la possibilità di mangiare anche a casa.
Gli indispensabili
Il giorno dell’arrivo andiamo in giro per capire più o meno il costo del noleggio di scooter e biciclette**, ma essendo appena arrivati, decidiamo di sondare inizialmente il territorio a piedi. Camminando camminando e camminando per le cave di tufo, sbagliando strada più volte (perché in realtà non era così lontana), arriviamo in uno dei posti, che sin da subito, è diventato uno dei miei luoghi del cuore: Cala Rossa.
Cala Rossa, sullo sfondo l’Isola di Levanzo
Cala Rossa, uno dei miei posti del cuore
Veduta dell’Isola di Levanzo
Cala Rossa
Cala Rossa è conosciuta come una delle più belle cale a Favignana; non a caso, ha vinto anche numerosi riconoscimenti. E’ una delle mete più gettonate per gli straordinari colori dell’acqua ( le foto sono senza filtri e ritocchi!) e per la particolarità di trovarsi totalmente immersi in una zona di cave di tufo, alcuni dei quali sono stati allestiti tipo “case in campagna”. Inizialmente si pensava che fossero state combattute proprio qui le guerre puniche tra romani e cartaginesi, motivo per il quale venne data a questa cala il nome rossa, per il sangue che inondò le sue acque. In realtà, successivamente si scoprì che la battaglia fu combattuta nella vicina isola di Levanzo, precisamente a Capo Grosso.
E per festeggiare l’arrivo in Sicilia, come potevamo ripagarci dalle fatiche del viaggio se non con un bel cannolo?
Ricerche scientifiche dimostrano che un cannolo al giorno provoca allegria e buonumore.
* Il costo del posteggio è di 5 euro. In tutto abbiamo pagato circa 12 euro.
**Il costo degli scooter era intorno ai 15/20 euro giornalieri e le bici intorno ai 4/5 euro. In linea di massima se tenete i mezzi per più giorni, il prezzo giornaliero si abbassa.