Escursione di due giorni in Valle Gesso al Rifugio Morelli Buzzi, traversata dal Vallone di Lourousa al Lago della Rovina

Se siete alla ricerca di un’escursione di due giorni insolita vicino a Cuneo segnatevi questa traversata nel Parco Naturale delle Alpi Marittime in Valle Gesso!

Boschi rigogliosi, laghetti color smeraldo, stambecchi e camosci, pietraie lunari, rifugi di montagna, alte vette tutt’intorno voi e panorami da capogiro sono solo alcuni degli ingredienti di questo meraviglioso percorso. 

Escursione di due giorni al Rifugio Morelli in Valle Gesso: alcune informazioni pratiche

Questa escursione di due giorni in Valle Gesso è una traversata che parte da Terme di Valdieri e arriva al Lago della Rovina sopra Entracque.

Siccome le località sono in due valloni diversi bisogna lasciare due macchine, una alla partenza ed una all’arrivo, oppure organizzarsi con qualcuno che vi venga a prendere al vostro ritorno. Se optate per lasciare due auto sono disponibili due parcheggi a pagamento uno all’inizio del sentiero alle Terme di Valdieri ed uno al Lago della Rovina, per entrambi il costo è di 3,50€ al giorno.

L’escursione non presenta particolari difficoltà, ma è bene essere un po’ allenati. Il dislivello dell’escursione, sia in salita che in discesa, è di circa 1200 metri, mentre la lunghezza dell’intero percorso è di circa 28 km. 

Il sentiero è ben segnalato e battuto in entrambi i versanti e può essere percorso in entrambe le direzioni, personalmente consiglio di partire da Terme di Valdieri, per una salita un po’ più dolce ed ombreggiata. 

Tutto il percorso si trova all’interno del Parco Naturale delle Alpi Marittime pertanto consiglio di verificare le norme di comportamento da adottare all’interno dell’area protetta. 

Giorno uno: da Terme di Valdieri al Rifugio Morelli Buzzi, passando dal Vallone di Lourousa

Dopo aver lasciato un’auto al Lago della Rovina, sopra Entracque, ed aver raggiunto la località di Terme di Valdieri lasciamo la seconda auto nel parcheggio che si trova al termine della discesa sulla sinistra dello stabilimento termale. 

Il sentiero per il Vallone Lourousa ed il Rifugio Morelli Buzzi parte proprio da questo parcheggio, che si trova a 1368 mt slm. Dopo pochi minuti di cammino attraversiamo un torrente grazie ad una comoda passerella in legno. Da qui il sentiero, che sale dolcemente ma in modo costante, si immerge in un’ombrosa faggeta.

Salendo nel bosco tra le fronde degli alberi riuscirete a scorgere, sull’altro versante della vallata, il Vallone del Valasco, ottima meta per altre splendide escursioni. 

Ad esempio questa escursione, leggila qui:

Prendendo quota i faggi fanno spazio alle conifere e tra i tornanti del sentiero incontriamo un camoscio che ci scruta da lontano, un buffo gnomo intagliato sulla corteccia di un abete abbattuto da tempo e curiose opere d’arte composte da rami e pietre.

Un curioso abete con uno gnomo intagliato

Davanti a noi, alle spalle di una piccola altura, svettano l’Argentera, il Monte Stella ed il Corno Stella, riconoscibile dalla sua forma singolare.

Dopo aver superato una malga abbandonata affrontiamo una breve salita che ci porterà oltre ad una piccola altura, qui scorgiamo in lontananza, sulla nostra sinistra, un piccolo edificio giallo è il Rifugio Morelli Buzzi. 

Una volta scollinata l’altura ci ritroviamo davanti ad alla meravigliosa piana dei Lagarot Lourousa abbracciata dalle vette della Valle Gesso. In basso sulla nostra destra c’è un incantevole specchio d’acqua verde smeraldo, il Lagarot, lì accanto le lapidi dei tanti che hanno perso la vita tentando di raggiungere le vette che ci circondano. Un manto di erba verde si estende fino a raggiungere le grandi pietraie ai piedi delle cime: un po’ più in su ecco un piccolo edificio rosso, è il Bivacco Varrone. Il Rifugio Morelli Buzzi invece si nasconde. 

Noi decidiamo di fermarci per un po’ allo splendido laghetto Lagarot Lourousa per contemplare tutta questa bellezza e fare una piccola pausa. 

Il laghetto Lagarot Lourousa

Ripartiamo dopo un po’ e, una volta superata la piana, torniamo a salire in un ambiente sempre meno ospitale, qui la vegetazione è sempre più bassa e rada, il cielo sopra di noi si incupisce, rendendo l’atmosfera sempre più suggestiva. 

Ed è proprio qui che incontriamo i primi stambecchi che, abbarbicati sulle rocce, non ci perdono d’occhio nemmeno per un istante. 

Continuiamo a salire e siamo circondati da un’immensa distesa di rocce e detriti. Il sentiero, nonostante diventi un po’ più ripido, è ben tenuto ed in alcuni tratti passa addirittura su una strada militare lastricata in perfette condizioni, queste strade si incontrano frequentemente sui sentieri della Valle Gesso. 

Tanti stambecchi incontrati durante il percorso, che non ci hanno tolto gli occhi di dosso un istante

Anche se non lo vediamo ancora non siamo lontani dal rifugio, manca un’ultima salita la più aspra di quelle che abbiamo affrontato finora. Terminata la salita ci voltiamo e davanti a noi svetta fiero il Monte Matto, sotto di noi c’è un vero e proprio mare di pietre. Ci sentiamo osservati da dietro una roccia sopra di noi ci sono tre teste che ci guardano, sono tre stambecchi. Riprendiamo a camminare ed in cinque minuti siamo finalmente arrivati al Rifugio Morelli Buzzi

Negli ultimi metri prima dell’arrivo alla terrazza del rifugio ci danno il benvenuto una distesa di piccole sculture in pietra, c’è uno stambecco in pietra ed un po’ più in là su un muretto uno legno, ci sono grandi nidi vere e proprie sculture di rami e poi c’è un cartello che recita No wifi, parlate al vento. Siamo arrivati ed è tutto meraviglioso! 

Prima di abbandonarci ad una panca e goderci il nostro meritatissimo pranzo, ci fermiamo ancora un attimo per ammirare il paesaggio dalla terrazza, da rimanere senza parole; e la ciliegina sulla torta?! Un piccolo branco di cinque o sei stambecchi che indisturbato, o quasi, lecca il cemento ai piedi del rifugio. Poi arriva Polvere, la mascotte del rifugio, a darci il benvenuto e a far fuggire tutti gli stambecchi. Dopo pranzo ci godiamo per un po’ la brezza fresca in terrazza e poi saliamo in camera a lasciare le nostre cose e darci una rinfrescata. 

Nel pomeriggio, mentre aspettiamo che i nostri compagni di avventure ci raggiungano, infiliamo gli scarponi e facciamo un salto al laghetto che c’è sopra al rifugio, ad un quarto d’ora di cammino. Arriviamo ci siamo solo noi e una famigliola di stambecchi, si avvicinano, ci scrutano e quando decidiamo di rientrare scendono giù al rifugio con noi. 

Dormire al Rifugio Morelli Buzzi

Il Rifugio Morelli Buzzi, a 2351 mt slm, è il più antico rifugio della sezione CAI di Cuneo. Inaugurato nel 1931, venne dedicato a Giuseppe Morelli, alpinista che perse la vita cercando di salvare un compagno durante un’inaspettata tempesta di neve, e al colonnello Alvaro Buzzi per il suo contributo durante la ristrutturazione del ’66: grazie a lui fu possibile utilizzare per la prima volta un elicottero militare per il trasporto dei materiali che agevolò e velocizzò i lavori. 

Il rifugio si trova ai piedi dell’Argentera e si affaccia sul Monte Matto ed è una meta molto apprezzata dagli alpinisti. 

Dopo numerosi ampliamenti ed ammodernamenti fatti negli anni oggi è un confortevole rifugio su tre piani che può ospitare una quarantina di persone. Le camerate sono comode e pulite, nelle annate in cui c’è molta acqua sono disponibili le docce, a pagamento, i gestori sono molto accoglienti e la cucina è ottima. Inoltre, l’attuale gestore ha dato vita, lungo il sentiero e tutt’attorno al rifugio, a delle bellissime sculture in legno e pietra. 

Giorno due: traversata dal Rifugio Morelli Buzzi al Lago della Rovina, passando dal Colle Chiapous e Rifugio Genova-Figari

Sono le sei, il fazzoletto di cielo che riesco a scorgere dalla finestra ha cambiato colore, la comitiva nella camerata sotto di noi si sta preparando per risalire la Nord dell’Argentera, è l’alba! Anche se difficilmente si vede sorgere il sole, ammirare l’alba da sola in silenzio, per me è una delle esperienze più appaganti del dormire in alta quota. Mi siedo sul muretto accanto al rifugio e mi godo lo spettacolo, davanti a me il Monte Matto e le altre cime, dapprima si infuocano e poi cambiano colore.

Appena sveglia mi piace godermi l’alba – tutta per me

Nel frattempo la comitiva di alpinisti ha fatto colazione ed è partita, sono arrivati lentamente alcuni stambecchi e i miei compagni di avventura si sono svegliati. Facciamo anche noi colazione, dopo aver riassetto gli zaini, fatto una foto tutti insieme, salutiamo il rifugio e i gestori e partiamo anche noi. 

Dal Rifugio Morelli Buzzi si sale in direzione del Colle del Chiapous, percorrendo in salita circa 200 metri di dislivello. La mattina si cammina all’ombra, immersi nel più totale silenzio, in una grande pietraia ai piedi della Cima dell’Argentera. Il sentiero è ben delineato e le pietre non si muovono, l’atmosfera è quasi lunare. 

Una volta giunti al colle, a 2526 mt, lasciamo alle nostre spalle il Vallone di Lourousa ed il Rifugio Morelli Buzzi, che oramai è piccolo un puntino giallo in una distesa di rocce, e proseguiamo in direzione del Rifugio Genova-Figari. Il sentiero continua in piano addentrandosi nuovamente in una grande pietraia. Dopo una decina di minuti raggiungiamo un primo punto panoramico che si affaccia sul grande bacino artificiale del Chiotas, che si trova a circa 500 metri di dislivello sotto di noi. Da questo punto in poi la vista è davvero mozzafiato! 

Dopo alcuni minuti si incontra un bivio dove su una roccia con della vernice rossa è segnalato il passaggio del porco, che conduce alla via Nord per la Cima dell’Argentera, proseguiamo scendendo in direzione del Rifugio Genova-Figari. Da qui inizia la lunga discesa che in un paio d’ore conduce al lago, il piccolo sentiero scende rapidamente a zig zag lungo tutto il versante della montagna. In questo tratto, frequentato solo da alpinisti e dai pochi escursionisti che effettuano la traversata, non sarà difficile scorgere degli stambecchi. 

Scendendo di quota il sentiero si immette in una più ampia strada militare ed il lago si fa sempre più vicino, mano a mano iniziamo a scorgere l’imponente muro sbarramento e poi sul lato opposto del lago il rifugio. 

Una volta giunti al lago si passa sulla strada asfaltata del muro di sbarramento del Lago artificiale del Chiotas. Percorrerlo è abbastanza suggestivo: alla nostra destra c’è il lago con le sue acque profonde, dalle sfumature intense tra il blu ed il verde, mentre alla sinistra il vuoto, più in giù il Lago della Rovina e sullo sfondo la Diga di Entracque.

Il lago artificiale del Chiotas, davvero suggestivo visto da qui

Una volta superata la piccola galleria che passa sotto ai canali di sicurezza, che consentono all’acqua di defluire a valle quando i livelli della diga sono troppo alti, potrete scegliere di scendere a valle oppure proseguire verso il Rifugio Genova-Figari ed il Lago Brocan

Noi optiamo per raggiungere il rifugio, quindi imbocchiamo la strada sterrata che sale sulla destra, tra sali e scendi su un’ampia strada sterrata, in una mezz’ora raggiungiamo il Rifugio Genova-Figari ed alle sue spalle si trova il Lago Brocan, uno splendido lago alpino, dove ci fermiamo per pranzo. 

Il Lago Brocan è uno splendido lago alpino, scelto da noi come tappa pranzo

Dopo una pausa ristoratrice rimaniamo sui nostri passi e una volta tornati sulla strada asfaltata nei pressi della diga, iniziamo a scendere. Dopo un paio di tornanti imbocchiamo la strada sterrata sulla destra e da cui si può scegliere se scendere lungo il sentiero, più breve ma ripido, oppure se continuare per la vecchia strada sterrata, un po’ più lunga ma più dolce: entrambi conducono al Lago della Rovina; noi optiamo per la strada.

Scritto da Ezia Peano

Torinese, ma originaria di Cuneo. Sagittario con i piedi ben saldi a terra ma la testa fra le nuvole. Vive secondo obiettivi precisi, ma che cambiano in continuazione. Per lei la serendipità è Fuerteventura.

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