Visita a Palazzo Barolo, salotto torinese nel cuore di Torino

Nel cuore di Torino possono succedere cose stranissime. Come ad esempio, che io mi sia persa la visita approfondita di uno dei palazzi più sorprendenti del centro città. Palazzo Barolo, appunto. E allora cosa aspettiamo? Superiamo le sue porte, saliamo per il suo scalone e andiamo a scoprire ogni anfratto e più recondito segreto – a questi appartamenti è legata anche una triste storia – di uno dei palazzi barocchi più bello di Torino.

Palazzo Barolo ospita mostre importanti

Il pianterreno attualmente viene utilizzato principalmente come spazio per ospitare mostre. La vera visita è al primo piano, da raggiungere dopo un imponente e bellissimo scalone.

Non perdetevi la meravigliosa visita di Palazzo Barolo, nel cuore del Quadrilatero Romano. Le visite guidate, gestite da bravissimo volontari, sono organizzate ogni giorno a orari differenti e sono approfondite e interessanti. L’ho visitato un venerdì pomeriggio e ho avuto la fortuna di essere la sola a fare la visita. Non perdetela!

La visita di Palazzo Barolo, uno dei più celebri salotti torinesi del Risorgimento

Visita a Palazzo Barolo

La storia di un matrimonio felice ma non di un lieto fine

Palazzo Barolo, conosciuto anche come Palazzo Falletti di Barolo, è stato costruito per la famiglia Provana di Druent. È un magico esempio di Palazzo nobiliare, tra i più belli all’epoca, nel parterre torinese.

La famiglia Provana di Druent lo fece costruire nella seconda metà del Seicento, su progetto di Francesco Baroncelli. Il Palazzo dopo i lavori di ampliamento divenne la dimora di Elena Matilde, figlia unica di Ottavio Provana di Druento, conosciuto anche come Monsù Druent. Il padre diede la figlia in sposa al Marchese Gabriele Falletti di Barolo.

Nonostante fosse un matrimonio combinato, come avveniva all’epoca, fu un matrimonio felice e pieno di amore. Nel 1695 i due si sposarono ma iniziarono ad esserci strani presagi che non sarebbe stata un’unione semplice e felice. Durante un ricevimento a Palazzo Barolo, infatti, mentre tutti gli invitati danzavano, lo scalone d’onore crollò, per fortuna senza feriti. Ma questa fu solo la prima di altre sciagure.

In occasione del matrimonio, infatti, Ottavio Provana aveva promesso un’ingente dote per la figlia, che il Marchese non ricevette mai. Quest’ultimo allora decise di lasciare il palazzo con moglie e figli, ma Monsù Druent si oppose, obbligando la figlia a rimanere a Palazzo, lontana dalla sua famiglia. Un distacco tormentato e insopportabile per Elena Matilde che, in un inverno pieno di neve, il 24 febbraio 1701, all’età di 26 anni, si gettò dalla finestra della sua stanza.

Ottavio Giuseppe affida i lavori a Benedetto Alfieri che segue il gusto rococò

Dopo la morte di Monsù Druent il palazzo venne ereditato dal nipote dell’uomo, il figlio di Elena Matilde e il Marchese Gabriele Falletti di Barolo. Ottavio Giuseppe nella prima metà del Settecento fece eseguire numerosi lavori a Palazzo. Gli interventi vennero affidati a Benedetto Alfieri, e riguardarono soprattutto la decorazione degli appartamenti e del meraviglioso scalone a forbice; Alfieri seguì il gusto rococò dell’epoca.

L’ultima proprietaria e l’Opera Pia Barolo

L’ultima proprietaria fu Giulia di Barolo, che visse a Palazzo insieme al marito Carlo Tancredi Faletti, fino alla sua morte. I due si sposarono nell’agosto 1806 a Parigi, ma poi si trasferirono a Torino, proprio a Palazzo Barolo. Illuminati, cosmopoliti, generosi, appassionati di pedagogia ed economia, erano anche profondamente acculturati e religiosi.

Ospitarono a Palazzo anche il noto scrittore Silvio Pellico fino alla morte e si occuparono per tutto il corso della loro vita a sostenere e aiutare i più poveri e i più sfortunati.

Giulia Barolo, affiancata e sostenuta dal marito, si dedicò all’assistenza delle carcerate e intraprese numerose attività benefiche che ancora oggi vengono continuate: scuole gratuite, assistenza ai poveri e donazioni.

L’Opera Pia Barolo, che ancora oggi continua la sua attività di promozione umana e servizio sociale, venne avviata proprio dai due coniugi.

Visita guidata a Palazzo Barolo, alla scoperta di tutti i suoi ambienti

Superato lo scalone e arrivati al primo piano, sembrerà di percorrere numerosi e diversi appartamenti, a seconda dell’epoca in cui sono stati rimaneggiati e allo stile che si è scelto. Avrete così modo di passeggiare tra ambienti in pieno stile barocco e più neoclassico.

Il bellissimo e sontuoso scalone a forbice, che conduce al primo piano

Una delle prime sale che è possibile ammirare è il salone centrale al piano nobile, con un pianoforte a coda al centro. Proprio qui vengono spesso organizzati eventi, concerti e balli in maschera. Anche in passato il prestigioso salone con la volta dipinta da Mattia Bortolini era dedicato alle feste a corte e grazie alla sua eccellente acustica ospitava importanti concerti.

Il bellissimo salone, con la volta affrescata usando anche la tecnica del trompe-l’oeil

Ai quattro angoli della volta affrescata utilizzando la tecnica del trompe-l’oeil, ci sono dei piccoli balconcini da cui si affacciavano i musicisti, in modo da avere tutta la sala a disposizione per le danze.

Si passa poi all’appartamento semplice che ospitò Silvio Pellico dopo la pubblicazioni de Le mie prigioni e all’appartamento ottocentesco dei Marchesi.

Ci sono gli ambienti caratterizzati dallo stile barocco e poi dall’ancora sontuoso gusto rococò. Ne è un esempio la Sala degli Specchi, con le sue asimmetrie e le finte porte e il gabinetto cinese, particolareggiato e meraviglioso.

Una delle stanze più belle di Palazzo Falletti di Barolo è la Sala degli specchi, che precede il salottino cinese

Il salottino cinese, nascosto da una porta specchiata che sembra non condurre da nessuna parte, sprigiona Oriente da tutta la tappezzeria. Gli arredi non sono originali, e sono provenienti da altri palazzi, ma la tappezzeria sì.

Il salottino cinese con la tappezzeria orientaleggiante, che esprime i gusti dell’epoca

Non tutta la tappezzeria è vera tappezzeria, però. Volgendo lo sguardo alla vostra sinistra, appena entrerete, vi renderete conto che una parte della tappezzeria è fotografata. Proprio qui infatti venne troncata una parte di Palazzo agli inizi del Novecento, per rendere ordinata la planimetria della città. In via Corte d’Appello, all’angolo con via delle Orfane, rimane la testimonianza della forma originaria del palazzo, con alcune strisce di “sampietrini” di colore diverso che ne delimitano la passata planimetria.

Palazzo Barolo: qualche informazione per la visita

Palazzo Barolo può essere visitato solo con visita guidata, dal martedì al venerdì pomeriggio alle 15, 16 e 17, invece sabato, domenica e festivi, con una visita all’ora, alle 15, 16, 17 e 18. Le visite sono puntualissime, arrivate un pò prima se no dovrete aspettare la successiva.

È gradita la prenotazione ma non è obbligatoria. Il costo dell’ingresso con visita guidata agli appartamenti storici è 5 euro, gratuito per i possessori dell’Abbonamento Musei Piemonte. Il biglietto di ingresso a Palazzo Barolo e alla visita guidata non dà accesso anche alle mostre.

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