Visita al Castello di Verrès | Un maniero fortificato nel cuore della Valle d’Aosta

Austero e rigoroso il Castello di Verrès vigila, in una posizione strategica, da otto secoli sulla porta di accesso della Val d’Ayas. Un castello medievale, un maniero fortificato, una vera e propria fortezza inespugnabile che nel tempo è stata abitata da dame e signori, da nobili combattenti e da soldati semplici. 

Estremamente affascinante, questo è uno dei castelli della Valle d’Aosta che sa incantare adulti e bambini! 

Castello di Verrès, un po’ di storia

Un castello ereditato da donne molto amate

Risalgono al 1287 le prime testimonianze scritte legate al Castello di Verrès, al tempo di proprietà dei signori De Verretio, famiglia che diede il nome al piccolo borgo di Verrès. 

Nella seconda metà del 1300 Ibleto di Challant, nobile valdostano tra i più illustri della sua casata venne attratto dall’incredibile posizione strategica del maniero. Ibleto, che grazie ai suoi prodigi militari venne insignito dai Savoia della carica di capitano generale del Piemonte, ottenne in dono, nel 1372, da Amedeo VI di Savoia il feudo ed il castello di Verrès. 

In circa trent’anni fece fortificare l’attuale castello, creando una roccaforte inespugnabile. Il castello fu ideato come un unico blocco, a forma cubica, con pareti lunghe 30 metri per lato. Tutto era pensato per la difesa militare, dalle mura spesse due metri alla mulattiera a gomito, impossibile da sfondare con gli arieti. Un’incisione in caratteri gotici, che si può ammirare al primo piano del castello, attesta che nel 1390 terminarono i lavori della fortezza ed Ibleto di Challant la elesse a sua dimora ufficiale. Inoltre, nel 1379 Ibleto acquistò, dal vescovo di Aosta, anche il feudo di Issogne dove iniziò i lavori di ampliamento e ristrutturazione del Castello di Issogne.

Non molti anni dopo, nel 1424, Francesco di Challant, il figlio di Ibleto, oltre alle tante onorificenze militari ottenne dai Savoia il titolo nobiliare di Conte di Verrès, indissolubilmente legato all’omonimo castello. Prima della sua morte, non avendo eredi maschi, Francesco, lasciò i suoi possedimenti alle due figlie Margherita e Caterina andando contro alla legge Salica, che impediva alle figlie femmine di ereditare i feudi. 

Margherita e Caterina, figlie di Francesco di Challant ereditarono il maniero alla morte del padre. E non furono le uniche donne a ereditare il Castello di Verrès

Dopo poco tempo Margherita cedette tutto alla sorella Caterina che si stabilì nel Castello di Verrès e lottò a lungo, con i cugini maschi, per i suoi possedimenti. La contessa, ed il secondo marito, Pierre Sarriod d’Introd furono molto amati dalla popolazione di Verrès, grazie ad un inaspettato ballo avvenuto il 31 maggio 1450. Dopo numerosi scontri ed imboscate da parte dei cugini, Caterina, nel dicembre del 1456, si arrese cedendo i suoi possedimenti a Giacomo di Challant-Aymavilles, che diventò il secondo Conte di Challant. Successivamente Caterina venne accusata di stregoneria e, anche se venne scagionata dal duca Ludovico di Savoia, di lei non si seppe più molto aiutando sia le politiche dei Challant che dei Savoia. 

Dalla sua costruzione, al Castello di Verrès non vennero apportate modifiche fino al 1536 quando Renato di Challant, molto influente tra i Savoia, si preoccupò di adeguarla alla difesa delle più moderne armi da fuoco. Fece costruire una cinta muraria e delle torrette di difesa con cannoniere provenienti dal suo feudo di Valangin in Svizzera, ereditato della madre Louise d’Aarberg. Mise in sicurezza l’ingresso del maniero, creando un antiporta accessibile solo dal ponte levatoio. Inoltre, decorò gli interni con nuove finestre a crociera e porte ad arco moresco di ispirazione spagnola. Alla sua morte nel 1565, in assenza di eredi maschi, lasciò il castello alla figlia Isabella ed al marito. Ma siccome andò nuovamente contro la legge Salica il castello venne incamerato dai Savoia. 

Un castello spoglio ma austero, progettato con lo scopo di difesa militare

Nel 1661 il duca Carlo Emanuele II ordinò di smantellare gli armamenti e di trasferirli al forte di Bard, punto strategico della difesa della Valle d’Aosta.

Fu solo nel 1696 che gli Challant ottennero nuovamente il possesso della rocca fino all’estinzione della casata, nei primi anni del XIX secolo. 

A quell’epoca il castello era abbandonato già da quasi due secoli ed il tetto, in parte crollato, era stato del tutto demolito per evitare il pagamento del canone erariale. Il salvataggio di questo castello, come per quelli di Issogne e di Fénis, si deve all’interesse di un gruppo di intellettuali piemontesi che, accomunati dalla passione per il Medioevo, lo ripristinarono per poi donarlo allo Stato italiano ed alla Regione Valle d’Aosta come testimonianza del passato. 

Castello di Verrè, la visita 

La visita guidata al castello dura circa tre quarti d’ora e si snoda tra il pianterreno ed il piano nobile della fortezza. Il castello spogliato dai suoi arredi, dai saccheggiatori del passato, e privo di decorazioni, per via della sua vocazione militare, si mostra nella sua durezza ed austerità, facendo sì, che il visitatore si possa facilmente immaginare la dura vita militare dell’epoca. 

La visita inizia accanto al ponte levatoio nell’ingresso fortificato, voluto da Renato di Challant, e prosegue poi nel cuore del maniero. 

Il Castello di Verrès e il suo affascinante cortile interno, a cielo aperto

Alla fortezza si accede un androne alla volta per scoprire, grazie alla guida, gli affascinanti sistemi difensivi dell’epoca. Ci si ritrova poi nell’affascinante cortile interno, costruito a cielo aperto per far sì, che con le piogge, si riempisse la cisterna dell’acqua posizionata sotto le fondamenta della fortezza; cisterna che in caso di assedio permetteva ai soldati un costante approvvigionamento dell’acqua. Al pian terreno, oltre agli androni, si possono ammirare due grandi saloni simmetrici, un tempo magazzino d’artiglieria e sala d’armi. 

Si prosegue salendo il magnifico scalone in pietra che adorna il cortile, raggiungendo il primo piano, un tempo ad uso esclusivo dei nobili. Durante la visita si possono ammirare le sobrie stanze private dei signori, la cucina padronale con un grande camino di 22 metri utilizzato per cucinare la selvaggina intera e l’imponente sala da pranzo. 

La cucina del Castello di Verrèes e l’imponente camino di 22 metri usato per cucinare la selvaggina

Castello di Verrès, una curiosità 

Ogni anno, in occasione del Carnevale, gli abitanti di Verrès ricordano tra le mura del castello la tanto amata contessa di Verrès, Caterina Challant, ed il consorte, Pierre Sarriod d’Introd, che nel lontano 31 maggio 1450 dopo un pranzo con il priore della collegiata di Saint Gilles scesero nella pubblica piazza e si misero a danzare, mescolandosi con la gente ed i giovani del popolo. Un fatto così insolito, ed incredibilmente democratico per l’epoca, che apprezzato tanto da venir raccontato e tramandato di padre in figlio, sopravvivendo sia alla casata dei Challant che ai suoi possedimenti, fino ad oggi. 

Castello di Verrès, alcune informazioni pratiche

Il castello è visitabile durante tutto l’anno ad eccezione del 25 Dicembre e 1 Gennaio. 

É aperto tutti i giorno dalle 9 alle 19 tra Aprile e Settembre. Mentre nel periodo tra Ottobre e Marzo é sempre aperto tranne il lunedì, dalle 10 e alle 13 ed il pomeriggio dalle 14 alle 17.  9 alle 19. 

Il costo del biglietto è di € 3,00 per gli adulti, di € 1,00 per i minori di 18 anni ed è gratuito per i bambini di età inferiore ai 6 anni e per i possessori dell’Abbonamento Musei di Piemonte e Lombardia. Sono disponibili alcune card annuali che consentono l’ingresso ai principali castelli della Val D’Aosta. 

La durata della visita guidata è di circa 30-45 minuti. 

Consiglio di acquistare il biglietto sul sito ufficiale con un po’ di anticipo, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza turistica, durante le vacanza natalizie e nel mese di agosto. 

Ė possibile lasciare l’auto o nel centro di Verrès oppure in un piccolo parcheggio gratuito nei pressi del castello. La fortezza si raggiunge con una passeggiata di 10 minuti lungo una mulattiera, non adatta a passeggini o persone con mobilità ridotta.

Scritto da  Ezia Peano

Torinese, ma originaria di Cuneo. Sagittario con i piedi ben saldi a terra ma la testa fra le nuvole. Vive secondo obiettivi precisi, ma che cambiano in continuazione. Per lei la serendipità è Fuerteventura.

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