Intervista a  SARA CASTAGNO
Disegno & Grafica: Barbara Pepe

Sara è una ragazza dinamica, esplosiva, con gli occhi che ridono. Le ho chiesto di raccontarci del suo viaggio e lei mi ha detto subito che il cammino di Santiago de Compostela, non è una vacanza low cost, è tutt’altro. Qui ci racconta che cosa ha rappresentato per lei quel “tutt’altro”: il peso dello zaino che è un po’ la metafora di quello che ci portiamo dietro nella vita, la difficoltà nell’imparare a stare con se stessi e… consiglia a tutti di partire.

  • Una frase dice: “C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi”. Nel tuo viaggio a Santiago de Compostela, quale di questi due viaggiatori sei stata: quello che si è perso nel suo viaggio o quello che si è ritrovato (o entrambi)?In realtà questa frase non mi appartiene, non mi sono né persa né ritrovata: mi sono semplicemente conosciuta. Ho conosciuto muscoli nuovi di cui non avevo idea dell’esistenza (ma quando sono doloranti si fanno sentire!), ho conosciuto la mia parte femminile che tendevo a nascondere considerandola frivola, ho conosciuto la mia voglia di farcela, farcela a tutti i costi, ritrovato emozioni che avevo negli anni abbattuto e nascosto da qualche parte nella mia anima, la capacità di emozionarmi davanti ad un’alba, un tramonto, la capacità di nutrirmi con gli occhi. Ho ritrovato parti di me che crescendo avevo perso o semplicemente nascosto, perché le consideravo debolezze. Ho capito, invece, che sono una grande ricchezza.
    rifugio senza elettricità ed acqua corrente -cammino francese anno 2013
    Photo Credit: Sara Castagno

     

  • Com’è nata la scelta di andare a fare un viaggio di questo tipo e come si è snodato il tuo itinerario?Nel mio primo cammino sono partita per caso, assetata di avventura (come del resto sono stati tutti i miei viaggi). Mi piaceva l’idea di attraversare la Spagna a piedi da sola con il mio zaino, ma non avevo idea di cosa mi aspettasse. Per non essere colta impreparata ho studiato attentamente la guida sul cammino, fatto un piano di viaggio dove a seconda del grado di difficoltà  della tappa  dividevo i chilometri, calcolavo le ore, i dislivelli, annotavo i punti dove rifornirmi, dove dormire…da perfetta impiegata avevo fatto tutto questo inutile lavoro, sì, inutile perché il cammino non è nient’altro che un riassunto della vita amplificato all’ennesima potenza. Puoi programmare, prevenire, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e non puoi pianificare tutto. E’ inutile perdere occasioni solo per rispettare la tabella di marcia che ci si è imposti. Così il terzo giorno ho stracciato il mio programma ed ho iniziato a  vivere il cammino…ed è stato sorprendente!
    Ogni cammino è diverso, ti insegna qualcosa di te che ancora non conoscevi, ti dona ciò di cui hai bisogno in quel momento: si devono solo aprire il cuore e l’anima in modo da essere ricettivi ed imparare la lezione.
    Le persone hanno paura di non farcela a percorrere tutti quei chilometri ed è la prima cosa che mi chiedono quando parlo del cammino. Dal mio punto di vista quella non è la maggiore difficoltà; la cosa più difficile è imparare a stare nella propria pelle, insieme a se stessi, cosa ben diversa dalla solitudine, perché se tu sei con te non sarai mai solo. Mi rendo conto che questo concetto sembra incomprensibile, ma fermatevi un attimo a pensare quando è stata l’ultima volta che avete passato più di 10 ore solo con voi stessi, senza un libro in mano, senza un po’ di musica nelle orecchie, senza qualcosa da fare? pensateci bene…mai? Provate a passare una decina di ore in solitaria a passeggiare con qualche rifornimento nello zaino: lì inizierete ad avere una vaga idea del concetto che sto cercando di esprimere.
mesetas - camino de Santiago 2013
Photo Credit: Sara Castagno (Mesetas-Burgos, cammino francese)
mesetas cammino francese anno 2013
Photo Credit: Sara Castagno

 

  • Mi hai raccontato che il tuo zaino inizialmente pesava 8 kg e pensavi che dentro ci fossero cose essenziali, di cui non potevi proprio fare a meno. A poco a poco, i kg sono diminuiti. Un kg alla volta, ti sei resa conto che per vivere bene, serve ben poco. Che cosa hai lasciato per strada e che cosa, invece, fa parte dei tuoi indispensabili di viaggio?Lo zaino è casa tua, non solo il tuo armadio: devi anche tenerci la tua cucina, la tua piccola dispensa, la scarpiera… e lo devi portare sulle spalle per 800 km!!
    Inizialmente 8 kg ti sembrano leggeri, alla partenza ti sembra addirittura di aver poco in quello zaino, pensi che forse potevi comprarlo più grande per farci stare qualcosina di più. Poi ti rendi conto che 5 kg sono ancora troppi: allo zaino non ci si abitua mai, fa sempre male. Ed è così che passo dopo passo pensi di cosa potresti fare a meno per poterlo alleggerire, cosa puoi abbandonare o regalare. E passo dopo passo lasci prima il balsamo, poi lo shampoo, la crema e tieni solo una saponetta che serve a lavare te e i tuoi vestiti: peso 40 grammi contro i due kg di pozioni magiche!
    Del resto non posso farne a meno e lo devi per forza sopportare. Ho sempre pensato di appartenere a quella categoria di donne che possono fare a meno di quello che tutte le altre ritengono indispensabile. Invece, durante il cammino ho capito che non sono poi tanto diversa da tutte le altre, sono stata costretta a lasciarle …ma ne sento comunque la mancanza. E’ stato bello scoprire che la considerazione che avevo di me rapportandomi ad altre donne era totalmente sbagliata e che il mio amor proprio era molto maggiore  rispetto a quello che pensavo. È stato bello scoprire in me un po’ di frivolezza, leggerezza e vanità. Mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo arrabbiare il fatto che spesso ci si dia un etichetta dettata da quel che vorremmo essere ed apparire piuttosto che da quel che siamo. Ma è stato comunque bello aver avuto la possibilità di apprenderlo.

    PONTE DE LIMA - CAMMINO PORTOGHESE ANNO 2015
    Photo Credit: Sara Castagno
  • Da ogni viaggio torniamo cambiati, rigenerati, con qualcosa in più, spesso più distaccati dalla quotidianità e da tutto quello che la popola. Che cosa conserverai e ricorderai di questo viaggio?Conservo da ogni viaggio qualcosa di nuovo e passo dopo passo prendo coscienza del mio continuo mutamento. Più che distaccati, ci si rigenera. Credo che cambi il punto di vista con il quale si vivono le esperienze quotidiane, allarghi le maglie della tua rete da pesca che se prima erano fitte e non lasciavano passare nulla tanto da tenere anche il più piccolo granello di sabbia, ora diventano sempre più grandi, in modo da trattenere solo le cose più importanti per te. Impari ad accettare gli imprevisti che anche se rallentano il passo non ti impediscono di raggiungere la meta, comprendi che un temporale non sempre è una scocciatura: può rendere fresca una giornata afosa.
    Insomma, passo dopo passo, sei un po’ meno piccolo di ieri e poco alla volta raggiungi quell’equilibrio e quella serenità che da tempo non provavi.
    Ad oggi è così, ma come ho detto prima siamo in continuo mutamento, chissà il prossimo cammino cosa mi regalerà?

    cattedrale di santiago anno 2013
    Photo Credit: Sara Castagno
  • Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere il Cammino di Santiago?Consigli? Nessun consiglio. Partite. Perché siete annoiati, volete fare qualcosa di diverso, partite perché volete smettere di fumare o dimagrire…passo dopo passo scoprirete da soli perché siete partiti, non preoccupatevi di non farcela. Sbagliate, portate troppe cose, o portatene troppe poche, vi sorprenderà scoprire quanto siamo in grado di ingegnarci nel momento del bisogno. Partite per imparare a condividere e a stare da soli, partite per accettare altri punti di vista, altri colori, religioni, partite e quando tornerete vedrete tutto con altri occhi.

    cammino portoghese anno 2015
    Photo Credit: Sara Castagno