Riflessione sul tempo e la noia| Appunti temporali semiseri, pre durante post quarantena

Signorina, mi dica il suo segreto, ma lei come fa a far tutto?

Semplice. Faccio solo quello che mi piace.

In una società in cui tutti corrono, non sapendo bene dove, in cui il tempo, non acquistabile su nessun sito internet e da nessun rivenditore, sembra essere qualcosa di sempre più ambito, ecco che un giorno arriva l’incubo di tutti: la quarantena.
E tutti si chiedono: e ora come faremo? Come impiegheremo tutto questo tempo? Riprendetelo indietro, e ridatemi la mia vita. Non ero serio quando dicevo di non avere tempo!

Riflessione sul tempo: appunti temporali semiseri

– Scusa se non passo mai a trovarti, non ti chiamo, non ti mando un messaggio, ma sai, non ho mai tempo.

– Vorrei leggere anche io, ma sai, non ho proprio il tempo.

– Che bello che cucini così tanto, ma sai, ci va tempo.

Queste frasi, a cadenza quasi settimanale, mi vengono rivolte a intervalli regolari da persone con cui ho gradi di confidenza a livelli diversi, più o meno da quando sono nata.

Ma facciamo un passo indietro. Oggi, i genitori di figli in età scolare si spaccano in due: tra quelli molto attenti a non riempire eccessivamente le giornate ai figli e paladini di questo, perché forse, estratto da qualche libro di psicologia sull’infanzia alquanto discutibile, hanno dedotto che la noia è un momento di vita fondamentale dell’infante, e dall’altra parte quelli che infarciscono la vita dei figli con scuola ( inclusi i pre e i post ), attività sportive di squadra e individuali, con lezioni di piano, canto e violoncello, con catechismo o sedute spiritiche. E giuro che potrei continuare con questo elenco fino alla fine di questo articolo. 

Ma facciamo ancora un passetto indietro. La vita dei bambini e dei ragazzi di oggi non viene riempita solo perché abbiano qualcosa da fare a tutti i costi, ma anche perché spesso i genitori lavorano tutto il giorno, i nonni hanno dovrebbero avere anche la loro vita, non è facile trovare baby-sitter in gamba e anche felici di essere sottopagate, la scuola è una scuola ma non un collegio con dormitorio. 

Un altro passetto indietro e poi arriviamo al dunque, promesso. 
Inoltre, spesso, il più delle volte mi viene da dire, non è neppure un problema di lavoro dei genitori e disponibilità dei nonni. Magari un genitore, più spesso la madre ( siamo pur sempre in Italia, ohu!), lavora poco o molto molto poco ma non ha nessuna smania di preparare lavoretti di bricolage o non può insegnare al figlio ad andare in bicicletta perché non ha ancora imparato neanche lei, i nonni sarebbero disponibili, ma non abbastanza arzilli per tenere a bada i nipoti. E tutta un’altra serie di esempi che non mi metto a elencarvi.

Fatte le giuste considerazioni del caso, passo a parlare del caso specifico, il mio. Da bimbetta avevo un’agenda così fitta che anche la First Lady sarebbe impallidita al confronto. Mi districavo tra lezioni di danza e nuoto. Tra weekend zeppi di gite e biciclettate, nuovi sport da provare e camminate in montagna. In garage, nessuna collezione di bambole, avevo gli sci e il casco, i pattini, la bicicletta. In estate, mia sorella ed io, andavamo ad almeno tre estate ragazzi diversi nei mesi in cui la scuola non c’era, facendoci una quantità di amici incalcolabile. Diventata più grande, ho iniziato con i lavoretti, prima solo estivi, poi da fare anche durante la scuola. Le ragioni che spingevano mia mamma ad infarcirmi così i giorni della settimana e quelli in cui a scuola non si andava, alla luce dei miei trent’anni suonati di adesso, credo che siano state in particolare due: la possibilità di darci la vita che lei avrebbe sempre desiderato, la repulsione di vedermi sbattuta ore e ore su una panchina a limonare duro. 

All’epoca mi pesava tutto questo fare e fare? No, perché era la mia vita, impostata così. Oggi poi mi rendo conto che ho raggruppato un numero di esperienze ben superiore a quello dei miei coetanei, che mi hanno permesso di essere la persona che sono. 

E la noia? Quella santa cosa? Avevo tempo anche di annoiarmi, da non credere. Eppure, nonostante tutte le attività da fare in settimana e nel weekend avevo, per assurdo, molto più tempo libero di oggi. Studiavo tanto e andavo bene a scuola, ho letto un numero infinito di libro e scritto due manoscritti; io e mia sorella giocavamo alla maestra, alle signore, fumando i grissini Rubatà e al ristorante, e ci ammazzavamo di cartoni animati della Disney, imparando i dialoghi e le canzoni a memoria; con mio cugino, nel terreno di mia nonna, correvamo, costruivamo tende, salivamo sugli alberi, facevamo la conserva e la salsa di pomodoro, spiavamo gli adulti con un piccolissimo binocolo in due, avevamo pochissimi giochi e tantissima inventiva. Nessun adulto doveva insegnarci o proporci come impiegare il nostro tempo libero, nessuno si poneva neanche il problema di farci divertire e non annoiare. 

E avevo tempo di limonare duro anche io, da non credere ( mamma, tanto lo sai, no?). Solo che lo facevo per passione e non per noia.

Tra i due spaccati all’opposto, come sempre accade, forse sono proprio quelli che stanno nel mezzo ad avere in tasca la soluzione giusta. Tra tutto e niente, c’è un abisso differenziale. La noia è una gran cosa, ma se è immersa nel niente, è un problema. E molto spesso, non aiuta la creatività o la nascita di nuove idee. Ci fa annoiare ancora di più e basta. 

E questa quarantena sembra dimostrarlo. Chi l’ha vista come un’occasione per prendere in mano passioni lasciate sopite o in un angolino per mancanza di tempo e quelli che si sono lasciati sopraffare dalla noia e dalla frustrazione. 

Quello che sembra essere un problema serio, è che adesso che tempo ne hanno tutti di più, la scusa del tempo che manca, che non c’è, che miseria quanto lo vorrei, non regge più.

Quello che questo virus sembra fare è anche quello di scoprirci e svergognarci di più, di fronte a noi stessi e agli altri. Ci sono anche i lati positivi però: le amiche, che continuo a non (video)chiamare hanno finalmente capito che odio le chiamate, sempre e comunque. Non ho potuto dire: scusa, non ho risposto perché non avevo tempo, ma non ho nemmeno dovuto dire: che palle, che continui a chiamarmi dopo anni che non ti rispondo.

I libri che continuano a stare impolverati sul comodino, ci guardano con aria di rimprovero e ditino alzato, la frusta da cucina che continuano a non usare mentre chiamiamo per farci portare il delivery food ci guarda per farci sentire in colpa. Il tappettino per lo yoga e la ginnastica esattamente nello stesso posto negli ultimi 30 300 giorni, idem. Quando tutto sarà finito, usiamo l’espressione non ho tempo con più parsimonia, perché questa quarantena ci ha dimostrato che spesso è solo l’assenza di voglia a fare la sua parte. 

L’effetto collaterale c’è anche qui però. Quelli che mi hanno sempre detto: che bello, anche io vorrei viaggiare così tanto! Oggi si lamentano perché non lo possono fare, sono chiusi in casa come tutti, poverini. Quindi non viaggiano perché semplicemente non gliene frega niente di farlo ma hanno capito che fa figo dirlo, ma perché è la quarantena che glielo impone. Ecco, per questi, ho perso totalmente la speranza. 

 

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