Visita Museo Accorsi Ometto, della Fondazione omonima nel centro di Torino

Una delle vie più centrali di Torino, Via Po, riesce comunque a nascondere dalla vista dei più uno dei musei più insoliti di Torino. Dietro una palazzina color crema perfettamente restaurata e ravvivata si nasconde una collezione di incredibile bellezza: il Museo Accorsi Ometto, che pare custodire anche il mobile più bello del mondo.

Il Museo Accorsi – Ometto è stato aperto nel 1999 da Giulio Ometto, per realizzare il grande sogno di Pietro Accorsi di un allestimento con oltre tremila opere d’arte fra mobilio, quadri, ceramiche, arredi, distribuite in 27 sale.

Se potessimo rimettere insieme tutto ciò che mi è passato per le mani, non basterebbe Piazza Vittorio a contenerlo.

P. Accorsi

Museo Accorsi Ometto

Informazioni utili

Il Museo Accorsi Ometto si trova in Via Po, nel cuore del centro di Torino. A seconda degli orari e dei giorni, meglio prediligere i giorni feriali, ci sarà più o meno traffico e caos. In ogni caso, se potete, meglio raggiungerlo a piedi o con i mezzi pubblici.

Il Museo Accorsi Ometto e l’omonima Fondazione aprono le porte al pubblico in un percorso museale che può essere fatto in autonomia o con visita guidata gratuita in determinati orari.

Il museo è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì. Martedì, mercoledì e venerdì è aperto dalle 10 alle 18, giovedì dalle 10 alle 20 e venerdì dalle 10 alle 19. La biglietteria chiude mezz’ora prima dell’orario di chiusura.

Il costo del biglietto è di 12 euro per adulti, gratuito per bambini fino a 12 anni e per i possessori dell’Abbonamento Torino Musei.

Come dicevo, è possibile visitare il museo con una visita guidata gratuita. Le visite guidate al museo sono tutti i giorni dal martedì alla domenica, alle 11:30 e alle 16:30. Non è necessaria la prenotazione. Ve la consiglio spassionatamente, vi porterà a scoprire tantissime chicche degli oggetti che vi circondano.

Il museo ospita piuttosto spesso delle mostre allestite proprio nelle sale museali. Il biglietto di ingresso alle mostre e al museo è unico, per la visita guidata alla mostra è richiesta un’integrazione di 6 euro al costo del biglietto.

Museo Accorsi Ometto

La storia del Palazzo

L’origine del palazzo è dovuta all’intraprendenza dei Padri Antoniani, che all’inizio del Seicento aprono un grande complesso in città per religiosi e malati, che comprendeva un palazzo e una chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, al fondo dell’attuale Via Po e di cui oggi non è rimasta traccia. Per oltre un secolo e mezzo il complesso divenne una delle sedi più prestigiose degli Antoniani in Piemonte ed Italia, ma verso la metà dell’Ottocento gli edifici divennero proprietà dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro.

Nel corso del Novecento, precisamente nel 1956, il palazzo venne acquistato interamente da Pietro Accorsi, che in realtà viveva qui sin dal 1901, perché i genitori erano i portinai del complesso. Pietro Accorsi adibì il piano nobile del palazzo nella sua abitazione e in galleria d’arte dove iniziò a conservare pezzi di arredo unici, provenienti da tutto il mondo. Alla scomparsa di Pietro Accorsi, il suo allievo Giulio Ometto rinnova meticolosamente il palazzo storico tanto caro ad Accorsi e allestisce la sede del Museo di Arti Decorative 17 anni dopo la sua morte. Dal 1999 è possibile visitare il museo e le meraviglie che custodisce.

La nascita della Fondazione

Nato a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento, Pietro Accorsi era un uomo con amicizie importanti e uno spirito curioso e intraprendente. Sul finire degli anni Sessanta, dopo numerosi incontri in compagnia di Giovanni Agnelli Werner Abegg, inizia a prendere vita il progetto di creare una Fondazione culturale, chiamata amichevolmente “Le tre A”, dalle iniziali dei tre fondatori, Accorsi, Agnelli, Abegg. Il progetto parte, ma si arena alla fine del 1969.

Accorsi continua ad inseguire il sogno di aprire una Fondazione e lo realizza qualche anno più tardi. Incarica l’avvocato Paolo Emilio Ferreri di far nascere la Fondazione, che vede la luce il 14 maggio del 1975. Dopo la morte di Accorsi nel 1982, sarà il suo allievo e amico Giulio Ometto ad occuparsi di trasformare Palazzo Accorsi nel Museo di Arti Decorative, favorendo il restauro e il mantenimento di tutti i tesori conservati nelle sue ventisette sale.

La visita al museo Accorsi Ometto

Ventisette sale all’interno delle quali prendono vita centinaia di pezzi unici e dal valore inestimabile: 264 dipinti e miniature, 282 arredi, 247 oggetti montati, 379 ceramiche e 34 orologi. È stato Giulio Ometto nel 1999 a dare vita al grande sogno di Pietro Accorsi, quello di allestire un percorso museale tra i pezzi unici che uno dei più grandi collezionisti e antiquari del Novecento aveva acquisito e acquistato nell’arco di tutta la sua vita. Pietro Accorsi era ritenuto un antiquario e collezionista atipico per l’inizio del Novecento: quando la maggior parte si dedicavano più che altro a oggetti risalenti al Medioevo, Accorsi collezionava esclusivamente pezzi del periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento.

Il percorso museale

Si entra da Via Po e si sale il grande e imponente scalone che conduce ai piani nobili. Si entra tra sale che custodiscono oggetti dal valore inestimabile, salotti e salottini, sale della musica, camere da letto.

Di grande bellezza vi segnalo soprattutto il salotto Luigi XVI, la sala Cignaroli, la camera da letto di Accorsi con gli oggetti a lui più cari e il salone Piffetti, dedicato al più grande ebanista del XVIII secolo e dove è conservato quello che viene definito “il mobile più bello del mondo”, che Accorsi pagò nel 1963 solo 56 milioni di lire.

Uno sguardo accurato lo meritano anche le cucine, che raccolgono circa 380 oggetti di rame che si trovano sulle pareti, sui mobili e intorno al grande camino veneto seicentesco. Quasi tutti i pezzi sono dedicati ai dolci e sono presenti anche tantissimi recipienti per liquidi, in particolare caffettiere e cioccolatiere.


Anche le sale delle Ceramiche e la Sala dei servizi in Porcellana lasciano chiunque senza fiato: tantissimi pezzi provengono da un baule che Accorsi comprò a Roma e nel quale trovò un servizio di 154 pezzi.

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