Viaggio tra i Monti Dauni, nella Puglia che non ti aspetti

C’è una Puglia di case bianche, piccoli borghi, cummerse e balconi fioriti, mari trasparenti, panzerotto anche a colazione, folle di turisti ( ve ne ho parlato un po’ qui ) e poi c’è una Puglia fatta di dolci colline, di monti, di pale eoliche ovunque, di posti senza mare ma con tanti fiori, di prodotti gastronomici indimenticabili, di ritmi lenti lontano dal caos: è la Puglia dei Monti Dauni, quella che di sicuro non ti aspetti.

Viaggio tra i Monti Dauni: da dove a dove

Siamo in provincia di Foggia, in quella parte di regione molto spesso tenuta fuori dai soliti circuiti turistici, maggiormente indirizzati verso il Salento e la Valle d’Itria. Incastonata tra Gargano e Campania, la Daunia mi ha ricordato i dolci paesaggi dell’Umbria. Più di un terzo della vegetazione pugliese, infatti, è sull’Appennino Dauno e qui è anche presente la cima più elevata della Puglia, il Monte Cornacchia con i suoi 1151 m. Una regione fatta di natura incontaminata e una fauna ricchissima, che di sicuro vi incanterà.

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Viaggio tra i Monti Dauni, tra paesaggi di colline e vento

Viaggio tra i Monti Dauni: come arrivare e come muoversi

Il modo più comodo è senza dubbio l’auto, che vi permette poi di girare liberamente tra borghi, musei e natura. Il casello autostradale, uscita A16 è vicinissimo al paese di Candela, punto strategico per iniziare il vostro viaggio. Qui potrete soggiornare in centro paese al B&B A Casa nostra o ancora più vicino al casello, leggermente fuori paese ma immersi completamente nel silenzio e nella natura, al B&B L’Orecchietta, di cui ora vi parlo meglio.

Viaggio tra i Monti Dauni: dove dormire

Tranne l’ultima notte che abbiamo trascorso a Foggia, durante i miei giorni pugliesi ho dormito leggermente fuori Candela, al B&B L’Orecchietta. Un’esperienza che vi consiglio di sicuro: verrete accolti da Ercole, il proprietario tuttofare e vi sembrerà di essere a casa di un parente che non vedete spessissimo ma con cui il divertimento è assicurato. Da provare anche la sua cucina, orecchiette fatte a mano in cucina, ma anche una buonissima pizza al grano arso, condita come fareste voi stessi a casa. E se poi non avete sonno vi consiglio di rimanere fino a tardi a tavola, è a quell’ora che Ercole si trasforma: con tamburello e microfono è decisamente un portento! Chi era lì con me sa che non mi sono tirata indietro. E al mattino? State pur certi che lo troverete già prestissimo a preparare le colazioni, pasticciotto leccese e telegiornale e anche in questo caso vi sembrerà di stare a casa vostra. Ve lo consiglio, con tutto il cuore. Per imparare qualcosa di più delle erbe spontanee ( le ho raccolte insieme a Ercole ) e per assaporare quell’accoglienza mediterranea che è raro incontrare.

Viaggio tra i Monti Dauni: le tappe da non perdere

Candela e l’Infiorata

Se siete indecisi sul periodo più indicato per il vostro viaggio, andate intorno alla metà di Maggio. È proprio in questo periodo che la città si prepara per l’evento più atteso dell’anno, Candela in fiore. L’evento, ideato dal Comune in collaborazione con l’azienda florovivaistica Eurosa, che abbiamo avuto il piacere e l’onore di poter visitare, è alla sua quarta edizione. Gruppi di maestri infioratori, decine di studenti e donne di qualunque età a preparare i fiori e tagliare i petali, bambini che li sistemano nei grandi stampi, un intero paese si preparava alla serata più attesa. Un lungo tappeto che parte dal palazzo del Comune e raggiunge Piazza Plebiscito stretto dai tanti palazzi signorili del paese. E la novità di quest’anno? Miss Candela in Fiore a cui abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ( come giuria ).

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Candela in Fiore, Maggio 2018

Ma Candela merita una visita anche e non solo per la sua Infiorata. Il nome Candela sembra derivare da una lingua arcaica e il suo significato è il signore della collina. Sorge in una zona altamente sismica e per questo motivo è stato più volte distrutto e successivamente ricostruito, ma pare che fosse abitato già nel Neolitico, grazie a un’epigrafe del I secolo a.C. rinvenuta in Località Piscioli.

Candela rinasce nel 1500 grazie alla famiglia Doria. Oggi, il palazzo più importante è Palazzo Ripandelli donato al Comune che lo utilizza come sede del Museo del Giocattolo, mentre il terzo piano è destinato alla Casa di Babbo Natale, attrazione natalizia che negli ultimi anni attira numerose famiglie da tutta la Puglia.

Chiunque in paese vi parlerà però di un terremoto in particolare, quello del 23 Novembre 1980. Il 23 Novembre si ricorda San Clemente e a Candela è festa patronale. In questa occasione tutto il Paese è in Chiesa e dopo la Messa tradizione vuole che vengano baciate le reliquie del Santo. Quel giorno, nel 1980, il parroco non fece baciare le reliquie, la funzione religiosa finì prima e le persone uscirono dalla Chiesa. Pochi minuti dopo una forte scossa di terremoto fece tremare la terra e con essa anche la Chiesa Madre, facendo crollare e distruggendo completamente la navata. Quella scelta salvò numerose vite e ancora oggi i candelesi ne parlano con devozione.

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Candela in Fiore 2018, la quarta edizione

Cos’altro non perdervi? Il panorama di Candela dall’alto, sulle colline addobbate di pale eoliche: un paesaggio in cui perdersi. E poi la strada più stretta d’Italia, la Trasonna, con una larghezza di soli 38 cm!

Dove mangiare a Candela? A La Carnaleta e ovviamente al Ristorante B&B L’Orecchietta.

Curiosità: è tra i campi intorno al borgo di Candela che Salvatores ha girato alcune scene del film Io non ho paura, tratto dal bestsellers di Ammaniti.

Vicino a Candela: tappa a Eurosa

Purtroppo, lo dico subito, l’azienda florovivaistica Eurosa non è visitabile dagli esterni. Ma ve ne parlo comunque, perché credo che sia una di quelle belle realtà Made in Italy sempre più rare. Nata nel 2006 con i suoi 250 ettari, produceva principalmente rose e da qui il suo nome. Con la crisi anche il mercato dei fiori ne ha risentito, vedendo una conversione di produzione da fiori a piante necessaria. Oggi producono soprattutto per il mercato europeo e sono primi produttori a livello nazionale di dipladenia. Quindi, se ne avete una in casa, magari rampicante, è molto probabile che arrivi da qui.

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Eurosa e dei cactus piccolissimi

Quasi 300 dipendenti di cui il 65% donne con un’età media sotto i 40 anni. E la cosa che aggraderà ancora di più gli ambientalisti è che l’azienda è totalmente biosostenibile: sfrutta infatti lo scarto termico di metano dell’azienda Edison.

Torre Alemanna

Lungo la strada per Candela, non proprio appena asfaltata ma non vi scoraggiate, a 18 km da Cerignola nella Borgata denomica Borgo Libertà, sorge il complesso di Torre Alemanna. Unico insediamento fortificato dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici ancora esistente nell’area mediterranea, spicca per la sua Torre alta 24 metri e costruita probabilmente a scopi difensivi tra il XIII e il XIV secolo dai Teutonici. Il borgo era probabilmente molto fiorente e ricco e nelle stalle oggi trasformate in sala convegni si possono ancora vedere le antiche mangiatoie.

Negli anni ’50 il complesso diventa una borgata con lo scopo di ospitare le famiglie che lavoravano nei numerosi campi vicini e attorno ma non accadde proprio così, riversò in uno stato di abbandono e oggi vivono all’incirca una quarantina di famiglie.

Purtroppo come spesso accade l’intero complesso è stato abbandonato e depredato dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni ’80, quando il complesso masseriale viene finalmente sottoposto a tutela, come bene monumentale. Da qui iniziano gli ingenti lavori di recupero, iniziati nel 1986 e terminati con qualche pausa nel 2000. Il complesso è aperto da Giugno 2016.

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Gli affreschi del complesso museale di Torre Alemanna

Il Complesso di Torre Alemanna, che vi consiglio di inserire senza dubbio nel vostro itinerario alla scoperta della Daunia, è un tripudio di affreschi delicatissimi riportati fortunatamente alla luce e di un Museo delle Ceramiche, sito al primo piano.

Rocchetta Sant’Antonio

Al confine con Basilicata e Campania sorge Rocchetta Sant’Antonio, ultimo comune in provincia di Foggia, famoso soprattutto per il suo Castello cinquecentesco, voluto da Ladislao D’Aquino. La forma del castello è particolarissima, ricorda la prua di una nave ed è impreziosito dalla torre e da ingegnosi sistemi di difesa. La fortezza si slancia sul paesaggio collinare da una parte e sul centro antico dall’altra. Purtroppo il Castello, proprietà di diversi eredi, non è al momento visitabile.

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Castello cinquecentesco di Rocchetta Sant’Antonio

Nei dintorni di Rocchetta, da non perdere anche il Santuario di Santa Maria del Giuncaruico, che fa parte dei beni FAI ed era proprietà dei benedettini, nonché luogo di culto molto caro ai devoti.

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Santuario di Santa Maria del Giuncaruico, poco fuori Rocchetta

Cosa non perdere? Una sosta in uno dei tanti tarallifici e panifici per vedere come vengono fatti i taralli lunghi e per assaggiarli appena sfornati, così come i caseifici.

Troia

Secondo comune più grande della Daunia dopo Lucera, la città di Troia è stata fondata dall’eroe greco Diomede e sorge a ridosso del Tavoliere delle Puglie. Inizialmente la città è stata chiamata Troya, per distinguerla dalla Troia dell’Asia Minore. Di particolare bellezza è la cattedrale di tipo romanico barocco, con il suo rosone ricchissimo, che in passato era rappresentato sulle vecchie banconote da 5000 lire. La costruzione della Chiesa, avvenuta 100 anni dopo la nascita della città, è in pietra bianca di Castelluccio e pietra verde di mare.

Anche se non siete appassionati di chiese, merita entrare e passeggiare nella vastissima navata centrale, osservando gli stucchi e i marmi policromi.

Bovino, tra i borghi più belli d’Italia

Circondato dal bosco di Valle Verde, il borgo di Bovino è anche chiamato il borgo dei 300 portali di pietra. Città d’arte, Bandiera Arancione di Touring Club e menzionato tra i Borghi più Belli d’Italia, l’unico tra i Monti Dauni, il borgo di Bovino deve per forza essere inserito nel vostro tour della Daunia. Nasce nel 1147 a.C. quando nascono i vari borghi e pare che proprio qui si accampò il temutissimo Annibale.

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La corte della Residenza Ducale di Bovino

Più volte distrutto e ricostruito, il Castello nasce proprio con l’intento di difendere il borgo, ampliato dallo stesso Federico II. A partire dal 1300 il concetto di Castello come costruzione difensiva scompare e nasce l’idea di Castello come corte. Spariscono le torri di difesa e  il camminamento. Da notare il campanile all’interno del castello, che segnava solo le ore. Oggi il Castello di Bovino, chiamata anche Residenza Ducale ospita il museo diocesano.

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Tra le strade di Bovino [ Ph: Vince Cammarata ]

Cosa non perdere? Il Buco di San Marco a località Portella. Leggenda narra che San Marco giunse alle porte di Bovino affidando le sue spoglie ad un carro di buoi. Alla sua morte, per evitare la contesa tra Lucera e Troia lasciò decidere alla sorte. All’ingresso del paese, trovando le porte sbarrate, San Marco stesso mise un dito nel muro roccioso e questo si aprì come un burro, permettendogli il passaggio. Questo foto perfetto pare che dispensi grazia e benefici a chiunque introduca il dito al suo interno ed esprima un desiderio.

Dove mangiare? Senza dubbio a Piana delle Mandrie, poco fuori Bovino. Il posto che mi ha colpito di più, in cui tornerei a mangiare immediatamente. Ha l’aspetto di una vecchia masseria, tovaglie a quadri, sedie di legno colorate, mozzarelle intrecciate direttamente a tavola.

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Pranzo a Piana delle Mandrie, un luogo che vi consiglio senza dubbio!

// Un grazie speciale alla Regione Puglia e a tutti gli organizzatori del Press Tour //

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