Guide di viaggio | Quelle che (non) usiamo per organizzare i nostri viaggi

C’è stato un momento in cui tutte le serendipitose, compresa me, hanno idealmente messo le dita sulla tastiera nello stesso momento, da Torino a Trapani, passando per Roma e Napoli. Abbiamo raccolto idee e fotografie perché la stagione dei viaggi è cominciata e per organizzarsi nel modo giusto quasi sempre si ha bisogno delle guide di viaggio giuste. Vi raccontiamo quali usiamo noi, quali vi (s)consigliamo e perché, come organizziamo i nostri prossimi viaggi. Che saranno tanti, statene certi!

La domanda sembrava, apparentemente, semplice: Quali guide usiamo? Quali pensiamo di poter consigliare ad altri viaggiatori? Quello che è emerso invece, esprime un’eterogeneità assoluta, accomunata dal semplice fatto che non esiste una medesima modalità di viaggiare.

Quali guide uso io? Preparatevi ad una risposta tutt’altro che esauriente e particolarmente complessa: collezionavo Lonely Planet, leggo dall’inizio alla fine i libri- guida di Michele Monina ( di cui vi ho parlato più approfonditamente qui ) e adoro l’odore della carta e le immagini delle guide National Geographic.

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Federica Barbera

 

Se mi chiedessero “qual è il tuo sogno nel cassetto?” non avrei dubbi.
Vi prego, chiedetemelo! Il mio sogno nel cassetto sarebbe (o è?) girare per il mondo, provare i ristoranti, entrare nei luoghi, raccontare una città e imprimere sulla carta, per sempre, le emozioni che ogni luogo regala. Se vado in un posto devo avere la guida e anche se i miei compagni di viaggio ce l’hanno già, ne desidero una tutta mia da stropicciare.

Se penso ai luoghi visitati in cui non ho l’ho comprata, vorrei tornare indietro.
Ho una discreta collezione di Lonely Planet, anche se, devo essere sincera, un po’ la detesto. L’ho detestata soprattutto in Giappone perché non ha saputo raccontare la meraviglia che poi ho trovato lì. Però mi ha fatto amare Singapore prima ancora di metterci piede e adoro le nozioni da sussidiario che mi dà.
Sono davvero assetata di informazioni storiche, culturali; amo gli approfondimenti che potrei trovare anche su wikipedia, ma poterli leggere in aereo, oppure sui mezzi pubblici, mi dà sicurezza. Non è quasi mai affidabile sui ristoranti perché quelli consigliati sono davvero troppo turistici (non solo perché lo diventano una volta messi sulla guida). E io sul cibo sono esigente.

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Non parla di ristoranti la guida Street Art in Sicilia, scritta dal mio amico Mauro Filippi con  Marco Mondino e Luisa Tuttolomondo, ma, appunto, di street art. Questi scrittori hanno messo su un’impresa titanica, non solo perché il loro è un lavoro egregio, ma perché, volete mettere girare tutta, ma proprio tutta la Sicilia con i collegamenti e le strade che abbiamo?
Eppure Mauro non ha perso nemmeno un angolo e ha fotografato (ragazzi, che fotografie!) tutta la street art presente in Sicilia e poi, con gli altri due autori, un semiologo e una sociologa, l’ha pure mappata e raccontata. E vi assicuro che non si tratta di pareti imbrattate, ma della possibilità di un’isola di rinascere con l’arte trasformando in colore muri, case e l’agonia delle vite in periferia.

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Ezia Peano

Prima di partire per un viaggio, durante l’ultimo anno, ho sempre acquistato una Lonely Planet. Ogni volta mi ripeto che mi sarà utile in viaggio, ma in realtà lo faccio perché la sera, al rientro dal lavoro, mi piace vederle lì in fila ad aspettarmi, una accanto all’altra, vicine ai fotolibri ed ai vasetti di sabbia provenienti da tutta l’Europa.

Sarà che mi piace curiosare, scovare nuovi posti e stupirmi ma per me la sola guida non è sufficiente, mi sembra manchi sempre qualcosa! Bisogna però specificare che io sono una vera e propria fanatica della preparazione del viaggio: trascorro tutte le mie pause pranzo studiando le varie destinazioni una dopo l’altra, ininterrottamente.

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Come? Inizio sempre da Pinterest, creo una bacheca e “pinno” all’interno tutto ciò che è pertinente con il mio viaggio. Pinterest è un social molto usato all’estero quindi permette di accedere ad articoli di blogger provenienti da tutto il mondo; mi ha permesso di scovare suggerimenti interessanti e luoghi magnifici che probabilmente non avrei scoperto basandomi solo su una guida cartacea. Nel frattempo curioso su Instagram e lascio che le immagini facciano la loro magia.

Successivamente mi dedico alla lettura dei diari di viaggio di Turisti per caso, perché per me non c’è nulla di meglio di un consiglio che nasce dall’esperienza di una persona. Spesso mi hanno salvata quando, a corto di tempo, dovevo scegliere tra due cose da vedere.In ognuno di  questi momenti, per non perdere nulla, annoto tutto su un piccolo quadernino rosso.

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Per ultimo, poi, sfoglio la mia guida, le leggo dall’inizio alla fine attaccando qua e là post it e sottolineando le informazioni che più mi interessano. A questo punto sono pronta per partire con la mia guida pinzata nel mio amato quadernino rosso!

In realtà non penso che le guide cartacee siano utili od inutili, ma credo dipenda molto dal tipo di viaggiatore che si è. Ma di una cosa sono certa, non c’è guida migliore dell’esperienza di un’altra persona!

 

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Carmela Cordova

I miei viaggi sono sempre nati dai romanzi. I libri sono la mia prima, vera, guida. Leggere di un incontro misterioso in una libreria sulla Senna, di un amore sbocciato in un negozio di antiquariato fiorentino, o di un’indagine per omicidio nelle campagne inglesi, innesca in me una voglia inesauribile di esplorare ciò che tra le righe si può solo immaginare. Quando arriva il momento di partire, occorre però munirsi di una guida maneggevole e consultabile anche in strada.

La guida perfetta per visitare le città italiane è L’Italia delle meraviglie di Vittorio Sgarbi. Da Bologna a Napoli, da Bernini a Canova, è un viaggio tra i luoghi nascosti e poco turistici, pieni di locande e osterie, pregni di miti e di arte, ma che i libri di storia dell’arte ignorano. Un viaggio attraverso le curiosità sugli artisti e i significati celati dietro i dipinti rinascimentali, e poi la meraviglia, scolpita nel legno, nei marmi, nei manoscritti.

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Le guide immancabili nei miei viaggi all’estero sono invece quelle di Marco Polo, acquistabili anche in aeroporto e dotate di carta stradale estraibile, informazioni pratiche su prezzi, tour ed escursioni. La migliore finora è quella su Santorini, grazie alla quale ho scovato esclusive gallerie d’arte in mezzo ai vigneti, le trattorie economiche preferite dagli abitanti dell’isola e i posti strategici e poco frequentati per fotografare il tramonto più bello del mondo.

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L’ultima guida che consiglio di comprare, soprattutto se si vuole visitare una città d’arte di cui si conosce poco, è la classica mappa/guida che si trova anche nei negozi di souvenir. Banale, ma utilissima ad esempio a Praga, la città di Kafka raccolta intorno a un castello che di notte s’illumina rispecchiandosi sul fiume Moldava. Non conoscendo la storia praghese, mi sono affidata alla mappa perché ripercorre le attrazioni principali della città, e dietro, se dispiegata, diventa una comodissima mini-guida di 10 pagine a tutti i monumenti, con tanto di riferimenti storici e descrizioni architettoniche.

IMG_3335Federica Girardi

Forse sono una viaggiatrice atipica, ma in tutti i miei viaggi non ho mai usato una guida turistica. Ottimo inizio per un articolo che tratta guide di viaggio vero? Da instancabile amanuense quale sono (nell’epoca del digitale sono ancora circondata da agende, post it, fogli, block notes pieni di appunti) ho sempre scritto da sola i miei itinerari. In vista di un viaggio inizio con le solite ricerche su internet riguardo i punti di interesse di una città, segnandoli in un apposito quaderno e annotando anche il modo di raggiungerli. Fortunatamente grazie a Google Maps tutto questo è molto semplice, infatti la maggior parte delle città presentano già le linee metro, autobus e tram; così basterà trascrivere il punto di partenza e di arrivo e troveremo tutte le informazioni che cerchiamo. Ho tracciato metà delle città visitate in questo modo, da Parigi a Barcellona, da Napoli a Berlino.

Nonostante tutto, la mia libreria accoglie un buon numero di guide turistiche, tutte acquistate da mio padre insieme a quotidiani o settimanali. Lui mi ha insegnato a viaggiare, a non avere paura di un aereo e, ogni volta che portava a casa una guida turistica di una città europea, qualche settimana dopo prenotava una piccola vacanza in quella città. Eravamo io, lui e mia mamma a partire e io avevo già la macchinetta fotografica per immortalare ogni cosa. E così abbiamo collezionato guide turistiche e ricordi a Londra, a Parigi, a Vienna, a Praga, a Madrid e ancora tante altre…

Tutte le guide turistiche che ho sono sue e, a volte, le consulto perché mi sembra che su Google mi sfugga sempre qualcosa. Qualche informazione particolare la trovo sempre e la aggiungo ai miei itinerari. La maggior parte di queste sono della collana City Book come inserto de Il Corriere della Sera, fornite di mappe della città e varie sezioni che consigliano non solo luoghi d’interesse come musei o monumenti, ma anche ristoranti, locali, rappresentazioni teatrali, concerti, eventi tipici. Inoltre una parte della guida è completamente dedicata alla storia della città, davvero molto interessante.

Accanto a questa collana nella mia libreria ci sono anche alcune guide Mondadori, principalmente dedicate alla città o all’intero paese. Anche queste hanno uno stampo molto simile alle precedenti, dotate di mappe, immagini ad alta risoluzione, informazioni su siti culturali, ristorazione ecc… Di questa collana è stata molto utile la guida completa della Francia, consultata – solo in parte – per un piccolo viaggio in macchina da Sanremo a Nizza.

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Infine citerei anche le coloratissime guide Trip Advisor uscite come inserti della Gazzetta dello Sport qualche anno fa e completamente dedicate ai capoluoghi italiani. La guida si presenta come un itinerario perfetto per un week end, con consigli e attrazioni da visitare in due o tre giorni. Ogni settimana sarebbe l’ideale visitare un capoluogo (o almeno questa è l’impressione lampante che viene se sfogliamo questa piccola guida!).

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Qualche estate fa ho provato a comprare una guida della città di Cracovia, ma niente. Il giorno della partenza l’ho dimenticata sulla scrivania della camera e, come al solito, sono rimasta sola con i miei appunti. Ormai tutti conoscono il mio spirito organizzativo, la mia instancabile voglia di scrivere guide turistiche tutte mie e credo che anche i miei compagni di viaggio si sentirebbero spacciati nel vedermi senza appunti.

21751849_10214623083360459_5145574407182566797_nTeresa Malacario

Per ogni qui, c’è una pagina che ti ci ha portato.

Assecondare le emozioni che costruiscono il viaggio, supportare lo studio che struttura quel viaggio, e poi accompagnare durante il percorso stesso. Queste potrebbero, essenzialmente, essere le principali funzioni di quegli opuscoletti o libroni conosciuti a tutti come guide turistiche.

A volte mi sono fatta convincere da richiami all’acquisto piuttosto commerciali, senza essere però realmente convinta di aver trovato ciò che in quella guida stessi cercando. Altre volte sono rimasta, invece, piacevolmente sorpresa.

Certo, da una personalità così poco organizzata come me, sarebbe difficile aspettarsi un planning di viaggio ben strutturato eppure, mi duole ammetterlo, ho dovuto imparare.

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Ecco dunque, una mini classifica di quelle che, in quanto Scarola in viaggio.

1- Le Guide Ibis: Complete di informazioni, dettagli ma non solo. Le Ibis sono per viaggiatori curiosi ma anche rispettosi di ciò che li circonda, perennemente con gli occhi accesi e voglia di osservare angoli nascosti.

2- Leggere racconti, più che informazioni. Percepire l’emozione del viaggio che inizia, appassionarsi ai luoghi prima ancora di averli visti, e sconsigliarne altri senza filtro: ecco cosa fanno le Guide Routard, le francesi per eccellenza. Nelle Routard leggerete di viaggi a forma di viaggiatore, al di fuori di circuiti commerciali, con indicazioni poco politically correct (diversamente da altre famosissime guide), e persino moniti a star lontani da questa o quell’attrazione perché, detto tra le righe, “Fa assolutamente pena”.

3 – E poi c’è la guida del cuore, quella che ha un significato tutto mio, un’utilità per pochi, un senso per ancor più poche persone. La guida di Terre di Mezzo del Cammino Portoghese di Santiago. Quella che avevo deciso di non comprare, perché “farò da me, cercherò le informazioni che mi servono, costruirò il mio percorso”. Ma poi, succede che arrivi in aereoporto quella mattina di settembre, entri alla Feltrinelli, e quella guida che non avevi voluto comprare fino a quel momento è proprio lì che ti chiama. Ti chiama, e nel tuo viaggio si rivelerà fondamentale.

 Serendipità, cos’altro?

terredimezzo

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