Intervista a Jessica Lanfranco e alla sua Azienda Agricola

Conosco Jessica dai tempi delle elementari e per qualche anno siamo state anche compagne di danza. Poi, le nostre strade, hanno preso direzioni diverse e di lei non ho saputo più nulla. Fino a quando, come succede spesso in questi nostri tempi digitali, l’ho “rincontrata” su facebook e ho scoperto che nella vita aveva scelto la Terra, quella che in realtà aveva sempre calpestato, in cui si era sporcata saltando nelle pozzanghere, quella su cui ha giocato sin da bambina.   

  1. Da qualche anno hai intrapreso la strada dell’imprenditoria nell’Azienda Agricola Lanfranco, insieme alla tua famiglia. Qual è la storia della vostra Azienda?La storia della nostra azienda? Tutte le volte che mi viene fatta questa domanda ci rifletto sempre un po’ perché non so mai se la mia risposta deluderà o meno le aspettative di chi mi sta ponendo il quesito. Non abbiamo la classica storia di cascine, mucche, cowboy, ettari e ettari di terre, o chissà quale altra strana idea si abbia in mente quando si pensa ad un’azienda agricola con nonni alle spalle; in realtà e tutto molto più semplice  (o confuso, dipende da che prospettiva si guarda la storia). Casa Lanfranco (e non cascina perché il sostantivo in sé in piemontese veniva utilizzato per identificare chi aveva più fabbricati abitati da più famiglie con un unico cortile ed una distesa, per le idee dell’epoca, enorme di terre) nasce con il mio bisnonno, Michele Lanfranco, che, sposando Margherita Bauducco decide di stabilirsi ai Bauducchi. Acquistano un piccolissimo lotto di terra e come in tutti dopoguerra vivono solo della terra da loro coltivata e degli animali posseduti: mucche, conigli, maiali, galline, piccole quantità, ovviamente. Siamo tra gli anni 20 e gli anni 30 del 1900… Mio nonno, Antonio Lanfranco, con mia nonna Margherita Lanzetti una volta sposati, proseguono la costruzione della casa, ammodernandola, ed adattandola in parte agli anni ’60, ma per fare ciò i tempi sono cambiati e lavorare la terra non basta più e la fabbrica assicura un lavoro ed un stipendio stabile: ottimo per chi ha dei debiti da pagare. Mio papà, Elio Lanfranco, e mia zia crescono con l’idea che il posto fisso (pubblico o statale che sia) sia meglio che condurre per tutta la vita la terra, che certo ti da tante soddisfazioni, ma in quanto a soldi, li vedi solo in periodo di raccolta… ed il resto dell’anno?? Mia zia prosegue per la sua strada; mio papà, in quanto maschio, aiuta il mio bisnonno e mio nonno nei campi, continuando a studiare ed in seguito a lavorare in fabbrica. Si sposa con mia mamma Anna Auriletto che tenta in tutti i modi di dissuaderlo dal “fare il contadino”. Le terre e la casa subiscono senza rimedio all’alluvione del 1994 che però non abbatte mio papà. Lui continua imperterrito, si rimette in piedi e va a vendere ai mercati generali i prodotti da lui coltivati. Ma i tempi cambiano, i mercati generali vengono spostati di ubicazione e portati fuori Torino, i costi per avere una piazza triplicano e mio papà, dietro esplicita richiesta di mia mamma, rientra a lavorare in fabbrica non smettendo però di condurre la terra. Cambia coltivazione, semina più cereali e gli ortaggi li porta ad un grossista incaricato, dietro ricarico, di vendere il prodotto ai mercati generali. E così mio papà si ritrova di fatto a fare due lavori. E io? Io arrivo tra un po’.. nel senso che mai e poi mai alla domanda cosa vuoi fare da grande avrei risposto “la contadina”: perché? Perché sono sempre stata derisa da chi mi vedeva sui trattori: una bambina/ragazza sui trattori?? La contadina??? E giù di risate. Jessica fa la contadina gne gne gne… i bambini sanno essere pestiferi quando ci si mettono! Così ho fatto un liceo linguistico aziendale per poi andare a lavorare da decathlon, poi come animatrice nei villaggi turistici, poi ancora come barista e cameriera in centro a torino. Mi sono iscritta a Giurisprudenza, ho seguito per due anni, poi durante una passeggiata in montagna, in famiglia, tra una chiacchiera e l’altra, nasce l’idea di creare un punto vendita proprio lì, davanti a casa, vicinissimo alle serre, per vendere tutto quello che mio papà riusciva a produrre durante l’arco dell’anno. Nato quasi per una scommessa, quel punto vendita mi fa innamorare follemente di ciò che avevo sempre avuto ma che ho sempre ignorato: la terra, la natura e la sua potenza. Ho lasciato tutto: mille lavori e l’università e mi sono messa a seguire mio papà, passo dopo passo, cercando di capire tutte le logiche che ci sono dietro ad ogni singola azione intrapresa, il perché di tutto: come un bimbo in prima elementare che scopre che le lettere se messe insieme possono creare una parola e poi una frase e poi un racconto. Ho deciso di aprire partita iva e per la prima volta abbiamo dato un nome a ciò siamo sempre stati : azienda agricola Lanfranco Jessica, che a noi però piace più chiamare CASCINA LANFRANCO. Ma siccome né io né mio papà sapevano come muoverci realmente nel mondo dell’agricoltura, a livello burocratico, ci siamo fatti scappare tante occasioni, tanti fondi messi a disposizione dall’Europa. Sono passati 4 anni dall’apertura del punto vendita e 3 e mezzo dal mio ingresso ufficiale in azienda e ad oggi, alti e molti bassi permettendo, non cambierei questa scelta per nulla al mondo.
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    Photo Credits: Cascina Lanfranco

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    Photo Credits: Jessica Lanfranco
  2. La vita nei campi è piena di soddisfazioni, colori, sapori, odori, ma può anche essere molto faticosa. Che cosa ti ha spinto a fare questa scelta lavorativa?E’ stato più un susseguirsi di eventi, sensazioni, emozioni a portarmi verso l’agricoltura, ma credo che nel mio cuore la verità sia solo una: la grande paura provata in una giornata di dicembre quando a mio papà venne diagnosticata una malattia. Per forza di cose, volente o non volente, adatta o meno, con conoscenze veramente limitate, ecc eccmi sono ritrovata a dover gestire il lavoro più complesso che abbia mai dovuto affrontare: fare il capo, gestire clienti e fornitori, seguire la contabilità. La partita iva a mio nome era un conto, gestire tutto senza mio papà dietro, un altro! Mai e poi mai avrei voluto dare un dispiacere a mio papà, che non era ancora del tutto convinto della mia scelta: “A 22 anni? Che abbia fatto una scelta affrettata?” Mi hanno aiutata in tanti in quei mesi: conoscenti, parenti, la mia mamma. Mio papà si è stabilizzato e ora corre più di un quindicenne!

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    Photo Credit: Jessica Lanfranco
  3. Oggi, sempre più, viene data importanza a un’alimentazione corretta e c’è una maggiore attenzione per i prodotti bio, a chilometri zero e nel vostro caso è proprio così. Che cosa offre la vostra Azienda?Ad oggi offriamo tutto quello che produciamo stagionalmente; in più, negli anni ho conosciuto qualche NF(new farmer) e con loro collaboriamo: chi produce miele, chi produce vino, chi formaggi. Quando ci è possibile vendiamo i loro prodotti nel nostro punto vendita. Con il prodotto in esubero o di seconda scelta, in più, in collaborazione con un laboratorio autorizzato, produciamo succhi di frutta, passata di pomodoro, e trasformati di ogni genere come peperoni in agrodolce, melanzane sott’olio, confetture e marmellate.

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    Photo Credit: Jessica Lanfranco
  4. Che cosa vuol dire essere imprenditori agricoli oggi?Bella domanda!!
    Vuol dire tanti sacrifici, che a volte facciamo controvoglia… e che fatica!
    Vuol dire emozioni che sono indescrivibili a chi non le sta vivendo accanto a te.
    Vuol dire scegliere: scegliere di sottostare alle regole della natura, alle tempistiche che ti da’.
    Vuol dire rendersi conto che non tutti sono disposti a stare a queste regole e quindi a starti accanto: tu hai scelto la natura,la veneri come una dea, non puoi pretendere che tutti facciano lo stesso.
    Vuol dire alzarsi alla mattina sbuffando per l’ora e magari al pensiero di vedere qualche cliente non troppo simpatico, ma consapevole che quando si farà sera tu comunque sarai soddisfatto del lavoro svolto.
    Vuol dire programmare oggi il raccolto di sei mesi più avanti.
    Vuol dire mille piani, mille progetti.
    Vuol dire sudore, ore e ore sotto al sole o sotto la pioggia.
    Vuol dire vedersi distruggere tutto da un evento atmosferico, previsto o imprevisto poco cambia.
    Vuol dire rimboccarsi le maniche,e per me, vuol dire famiglia.

    Se volete sbirciare tra la frutta e la verdura di stagione della Cascina Lanfranco, cliccate qui!

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