-Pronto?

-Ciao! Sei impegnata?Ti rubo un attimo. E’ successa una cosa, cioè, me l’aspettavo, prima o poi doveva succedere, però non si è mai pronti. E quando succede, bé, ci rimani un po’.

Più o meno così, inizia la telefonata tra me e Barbara, amiche dalla seconda superiore (perché in prima non ci consideravamo), confidenti delle cose più intime e imbarazzanti, compagne di classe e di quel bel pezzo di vita in cui succede di tutto un po’, ma in fondo niente di che.

-Ho sentito Paolo e mi ha detto che, in pratica, sta uscendo con una. E’ solo l’inizio di una frequentazione, però comunque per dirmelo è perché è una cosa importante. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, è ovvio, però quando poi accade rimani spiazzato. Secondo te è normale?

-Che esca con un’altra?

-No, che io sia rimasta spiazzata.

Ebbene sì, che tu abbia lasciato o che tu sia stato lasciato, che tu sia ancora innamorato o nemmeno lontanamente, che tu abbia già un nuovo amore o che l’idea non ti abbia ancora sfiorato, quando l’ex, il tuo ex, quello che è stato il tuo fidanzato, tua moglie o il tuo compagno, quando lui o lei, proprio lui o proprio lei, hanno un nuovo amore, rimani spiazzato. Ma perché? Pensavi si facesse prete o suora? Che rimanesse solo o sola per il resto dei suoi giorni? Che nessuno fosse in grado di rimpiazzarti? Che avrebbe continuato a rimpiangere il vostro grande amore? No. Magari siamo i primi ad avere un’altra storia, magari sospettavamo che avesse qualcun altro già mentre stava con noi, ma quando è ovvio, quando anche nostra zia l’ha visto passeggiare per la strada mano nella mano, quel fantasma del nuovo amore è lì davanti a noi e non è più un fantasma, è decisamente in carne e ossa. Se poi ha più ossa che carne e la carne distribuita nei punti giusti, è peggio ancora. Ma perché?

E allora, per Barbara, ma solo per lei, perché è in grado di farmi uscire esempi e metafore anche mentre sto guidando in tangenziale mentre piove e c’è traffico, le parlo della bicicletta. Esatto, la bicicletta. Tutti noi da bambini abbiamo avuto una bicicletta con cui abbiamo imparato a pedalare e dopo un po’ abbiamo tolto le rotelle e ci siamo sentiti invincibili. Ci abbiamo pedalato interi pomeriggi, fino allo stremo, su e giù per la solita salita e la solita discesa. Poi siamo cresciuti e quella bicicletta era troppo piccola per noi. Allora è stata messa in un angolo impolverato del garage e probabilmente ce ne siamo anche dimenticati. Ma quando il nostro fratellino o il nostro cuginetto ci sono saliti e hanno iniziato a pedalarci, proprio con le nostre rotelle, proprio sulla nostra rigata, senza freni, bellissima ex bicicletta, anche se noi eravamo su una bici più grande, più alta, nuova di zecca, ci siamo sentiti perduti e tra enormi lacrimoni abbiamo ripetuti increduli, a bassa voce, guardando quell’altro pedalare : -Ma è mia…

-Paolo è la bicicletta troppo piccola, non va più bene per te. Era in un angolino e non era un problema. Invece ora che qualcuno ci pedala, ti senti spiazzata. E’ normale. Era la tua bicicletta una volta e non pensavi potesse diventare di qualcun altro.

Barbara è soddisfatta, la metafora della bicicletta deve esserle piaciuta, perché mi sembra rasserenata mentre mi saluta di fretta e chiude la telefonata.

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