Non potevo esimermi dall’andare a vedere questo film perché “Perfetti Sconosciuti” è il genere di film che piace a tutti quelli che si interrogano, sempre e comunque, in modo quasi maniacale, sui rapporti umani.

Che cosa capita se ad una cena tra amici, che si conoscono da tempo, la terapeuta-amica chiede di fare un gioco, che consiste nel mettere tutti quanti il cellulare sul tavolo e per tutta la serata di condividere – ma condividere sul serio- tutto quello che arriva, messaggi, chiamate, fotografie…?

D’altronde si è tra amici, e tra amici ci si dice tutto, ci si confida, non si hanno segreti. Gli amici sanno tutto di noi e noi sappiamo tutto di loro. Ma è veramente così? Nel film c’è un po’ di tutto: l’amico simpatico ma grassottello che è sempre single, la coppia padrona di casa all’apparenza inossidabile, lui chirurgo e lei terapeuta, con le difficoltà dell’avere una figlia adolescente, la coppia con figli ancora piccoli che vive con la madre di lui e condivide un segreto, la coppia appena sposata e super innamorata che sta cercando un figlio. E’ facile ritrovare se stessi e i propri amici tra i personaggi, gli uomini che condividono il calcetto e il passato di avventure e baldorie, le donne che si alleano e diventano amiche della moglie del migliore amico del marito, la serata che scorre tranquilla, le battute, i racconti di progetti futuri e i ricordi dei tempi andati.

Ma se veramente i cellulari fossero tutti sul tavolo, forse si scoprirebbero cose che non si sarebbero immaginate. C’è chi intrattiene i rapporti con l’ex ma non lo dice al proprio compagno, chi compra gioielli a moglie e amanti, chi ha un rapporto esclusivo e complice con la figlia senza che la moglie lo sappia, chi deve fare un intervento ma non l’ha detto neppure all’amica più cara, chi ama qualcuno dello stesso sesso. Ogni messaggio, ogni chiamata, ogni fotografia sarebbero un sussulto di paura che i segreti nostri, e maledettamente solo nostri, possano essere saputi proprio da chi ci è amico o compagno. Perché a volte, quella cosa che ci teniamo lì tra lo stomaco e le costole, faremmo meno fatica a dirla a un perfetto sconosciuto su una panchina o alla fermata del pullman, invece che al nostro compagno o ai nostri migliori amici.

E quindi, che cosa capiterebbe? Nulla. Perché nessuno rischierebbe tanto, nessuno si sentirebbe di mettere in piazza quella scatoletta che ci ha rubato l’esistenza e mostrare a tutti il suo contenuto, perché sarebbe come svestirci di tutto quello che siamo e offrirlo a chi pensa di conoscerci più degli altri, ma che in realtà sa solo quello che ci va di mostrare. Un Perfetto Sconosciuto.