Non si può pensare bene,
amare bene,
dormire bene,
se non si ha prima mangiato bene.

Virginia Woolf

Grazie a Foodda Communication, una settimana fa siamo stati ospiti del Ristorante della Bon’Ora, che fa base a Grottaferrata, nella zona dei Castelli Romani e che fino al 15 luglio sarà ospite del Temporary Restaurant di Eataly Torino Lingotto, grazie al successo della passata esperienza.

Siamo stati accolti come solo chi fa il proprio lavoro con vera passione è in grado di fare. Massimo è l’Oste e capofamiglia, gagliardo e generoso, ha il compito di accogliere i clienti e il piacere di coccolarli. Maria Luisa, più timida e dolce come la crema che prepara per dessert e che guarnisce con le fragole, sta ai fornelli.

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Cena da l’Oste della Bon’Ora, quando l’accoglienza non è solo una parola.

L’Oste della Bon’Ora propone una cucina attenta alla tradizione regionale italiana, con uno sguardo particolare a quella romana e senza trascurare una punta di creatività, fondamentale perché piatti ottimi, siano anche belli e invitanti. Sono sicura che per convincervi non è necessario usare tante parole ma mostrarvi il menù che abbiamo avuto il piacere di assaporare.

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Crema di zucchine romanesca con guanciale croccante e pecorino romano
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Millefoglie di pane carasau gratinato con zecchine, cetrioli, pomodori, carote, basilico e pesto di prezzemolo

Gli antipasti sono stati un tripudio di colore e sapore, curati fin nel minimo dettaglio e affogati da un vino bianco biologico, secco al palato ma con un retrogusto fruttato, che porta proprio l’etichetta dell’Oste della Bon’Ora. La cena è proseguita ricca, lasciandoci quasi sazi già dopo i primi: un piatto di spaghetti cacio e pepe e uno alla carbonara, che insieme all’amatriciana costituiscono i tre moschettieri della cucina romana, come d’altronde riporta proprio il menù!
Non potevamo non assaggiarli entrambi e così come facciamo di solito in questi casi, ci siamo scambiati più volte i piatti, che abbiamo gustato fino all’ultimo (con tanto di scarpetta finale!).

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Spaghetti alla carbonara, rigorosamente con il guanciale (!)
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Spaghetti cacio e pepe

Dopo una brevissima pausa e dopo essere passati a un nuovo calice di vino, questa volta rosso, abbiamo accolto i secondi con il timore di non riuscire a terminarli! Io mi sono lanciata sulla trippa alla romana, che avevo mangiato solo un paio di volte prima, mentre il mio fidanzato ha preferito non sbilanciarsi.

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Trippa alla romana
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Straccetti de “La Granda” con contorno di insalata

Siamo arrivati al dolce, anzi ai dolci, con la pancia piena e con il senso del gusto pienamente soddisfatto per la cena, ma con quel posticino che non si nega mai al dessert! Dessert serviti elegantemente in lunghi calici, gustosi ma allo stesso tempo leggeri, per lasciarci un ricordo unico della serata e una promessa…quando andremo a Roma faremo sicuramente una sosta all’Oste della Bon’Ora!

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I due dessert, cheesecake alle pesche e crema di Maria Luisa