Ville Liberty e Hotel abbandonati in Italia| Il fascino e l’urgenza della decadenza

Uno degli ultimi censimenti Istat ha fatto emergere un dato allarmante: in Italia ci sono più di 7 milioni di edifici non utilizzati. Edifici abbandonati e senza più uno scopo: vere e proprie città fantasma, case, serre, teatri, ville, castelli, hotel…

Sono luoghi che vanno incontro allo scorrere inesorabile del tempo, spesso vengono vandalizzati, altre volte semplicemente accantonati, simbolo in decadenza di un passato ricco e spesso stupefacente. Sono tanti i luoghi abbandonati che ho visitato in Italia, vi parlo di alcuni di questi.

Ville Liberty e Hotel abbandonati in Italia

Villa Carpeneto a La Loggia

A sud di Torino, nel comune di La Loggia, Villa Carpeneto anche conosciuta come Villa Conchiglia è una splendida residenza nobiliare in stile barocco e neoclassico.

Costruita su un passato castello medioevale che probabilmente è appartenuto alla famiglia Vagnone di Trofarello e successivamente ai conti Valperga, Villa Carpeneto deve il suo rifacimento alla volontà di Gaspare Graneri, una delle personalità piemontesi di spicco del Seicento.

Il rifacimento diede a Villa Carpeneto l’aspetto di romantica dimora signorile di campagna. Un secondo rifacimento venne fatto sul finire del Settecento con l’intervento dell’architetto Francesco Dellala di Beinasco che diede l’impronta neoclassica alla villa alla facciata che volgeva lo sguardo al semplice ma signorile viale di pioppi, oggi particolarmente degradato.

Da fine Settecento a inizio Novecento la Villa ha cambiato più volte proprietario. L’ultimo proprietario fu il conte Theo Rossi di Montelera, che la mantenne fino al 1959. Da questo anno la Villa venne acquisita da una società svizzera ed è in stato di abbandono. Un gran peccato, perché è davvero meravigliosa!

Villa Carpeneto, anche conosciuta con il nome di Villa Conchiglia, si trova a La Loggia

Albergo Portofino Kulm

Costruito agli inizi del Novecento in un luogo naturale unico, da un lato dominava Camogli e il Golfo Paradiso e dall’altro Santa Margherita Ligure e il Tigullio.

Incorniciato in un luogo spettacolare, l’Albergo Portofino Kulm divenne in poco tempo uno degli alberghi più ambiti dell’aristocrazia: Nietzsche, la Regina Madre Margherita di Savoia, Gabriele d’Annunzio, Giacomo Puccini, Guglielmo Marconi sono solo alcuni degli ospiti illustri che qui soggiornarono.

Con la prima guerra mondiale calò un’ombra sugli sfarzi e la dolce vita e l’albergo più ambito della Belle Èpoque divenne un campo di prigionia e poi un ospedale militare. Finalmente ristrutturato, nel 2000 venne riaperto ma nel 2013 venne chiuso definitivamente e abbandonato. Pare che i proprietari non siano d’accordo sulla sua vendita o sulla sua apertura, ma l’hotel è sorvegliato notte e giorno.

Ogni sera, quando le luci esterne si riaccendono e i fasti di questa enorme villa Liberty esternamente impeccabile riprendono vita, sembra che l’Hotel si goda il tramonto sul mare e i ricordi del suo passato glorioso.

L’Albergo Portofino Kulm è raggiungibile in auto, proprio percorrendo la strada asfaltata costruita per gli ospiti dell’hotel. Da lì sarete a pochi passi dall’ingresso nei sentieri del Parco Naturale di Portofino.

Ville Liberty e Hotel abbandonati in Italia

Il Castello di Cartignano

Il Castello di Cartignano, unica dimora feudale della valle, ha una storia contorta e a tratti ribelle. Costruita dai Berardi di San Damiano presumibilmente nel 1440, ebbe un ruolo decisivo quando la valle insorse contro le persecuzioni a scapito dei protestanti, da parte di Carlo Emanuele di Savoia che, infatti, ne ordinò l’abbattimento. Ordine che però non venne mai eseguito.

Il Castello passò di mano in mano a diversi signori della zona, fino a quando divenne proprietà dei Farina nel 1900. Con la seconda guerra mondiale la storia del castello cambiò notevolmente e Cartignano divenne il fulcro del movimento partigiano della Val Maira.

Tante curiosità sul castello e sui gentili signori che vi abitarono ce le ha raccontate Romano, un signore che incuriosito dalla nostra presenza è uscito dalla sua casa e ci ha tenuto compagnia con i suoi racconti mentre scattavamo alcune fotografie.

Il Castello di Cartignano è l’unica dimora feudale della Valle Maira e ha una storia contorta e in parte ribelle

Le serre della Riviera dei fiori

C’è una riviera in Liguria chiamata la Riviera dei fiori con al centro la famosa città di Sanremo. Perché si chiama Riviera dei fiori? Perché qui, grazie a un clima mite e temperato tutto l’anno, né troppo secco e neppure troppo umido, presumibilmente nella seconda metà dell’Ottocento iniziò un’attività di commercio legata proprio ai fiori.

Nacquero così decine di attività che si occupavano di coltivare fiori e venderli in tutto il mondo. Decine di serre arrampicate una accanto all’altra, proprio di fronte al mare, con uno sguardo verso il litorale e uno verso l’entroterra.

Intorno ai primi anni del 2000 però, tantissime attività chiusero o fallirono ma le serre non vennero smantellate, rimanendo a testimoniare un po’ tristemente un passato in cui probabilmente esplodevano di colori e profumi floreali. Oggi non è raro vedere decine e decine di serre abbandonate a pochi passi dal mare.

La Riviera dei Fiori in Liguria è tempestata di decine e decine di serre abbanondate

Villa Pastrone nelle Valli di Lanzo

La villa a cui i lanzesi sono molto affezionati e che tutti sognano di vedere restuarata. Siamo di nuovo in Piemonte, questa volta nelle Valli di Lanzo, poco distanti da Torino.

Questa eclettica villa liberty, non esattamente abbandonata ma in stato di forte degrado, è appartenuta a Giovanni Pastrone, di cui la villa porta il nome, noto regista del film Cabiria, nonché pioniere del cinema italiano e del cinema muto.

Saltuariamente è possibile fare delle visite guidate tra le stanze e il parco di Villa Pastrone, organizzate dal Comune e con il benestare del proprietario.

Villa Pastrone si trova in una frazione delle Valli di Lanzo ed è appartenuta al noto regista del film Cabiria

Ville Liberty e Hotel abbandonati in Italia

Gran Hotel San Pellegrino Terme

Progettato dall’ingegner Mazzocchi e dall’architetto Squadrelli, il Grand Hotel di San Pellegrino Terme è stato costruito a tempi di record. Iniziato a costruire nel 1902, l’hotel è stato inaugurato a Maggio 1904.

La struttura ricalca quella degli antichi castelli francesi con due torri laterali e un un imponente cupola centrale e ha una vaga somiglianza, nella forma, nel colore e anche nel contesto in cui è inserito al Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

Il Grand Hotel contava 130 camere dotate di qualsiasi comfort, distribuite su 6 piani. I clienti erano nobili e provenienti dall’alta borghesia europea. Alloggiarono qui, tra gli ospiti illustri, la Regina Margherita, la Regina Elena di Savoia, il generale Luigi Cadorna, i premi Nobel Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale.

Affreschi in stile liberty, il monumentale scalone dell’ingresso, decorazioni in stile deco, una facciata impreziosita da elementi, decori e statue lo rendevano un soggiorno unico e ambito. Il Grand Hotel era inoltre collegato tramite un ponte originariamente in legno alla Fonte e al Casinò.

Dal 1979 il Gran Hotel chiude definitivamente i battenti. Oggi l’albergo è di proprietà del Comune di San Pellegrino Terme che ha iniziato ingenti lavori di recupero.

La meraviglia del Grand Hotel di San Pellegrino Terme circondato dal paesaggio innevato lascia senza parole

Hotel Gran Paradis

Un viaggio in Val Soana non può che partire da qui, un luogo iconico e strambo per la storia di questa valle. L’Hotel Gran Paradis è stato costruito negli anni Sessanta da Jack Clerico, probabilmente non avete mai sentito questo nome ma sono certa che adesso capirete a chi è legato.

Se vi dicessi che Joseph Clerico, il padre di Jack Clerico, è partito da questo piccolo paese del Parco Nazionale del Gran Paradico ed è emigrato in Francia, diventando il proprietario del Moulin Rouge?

Durante la nostra visita in Val Soana ci hanno raccontato di ospiti interazionali che arrivavano qui addirittura in elicottero, di ballerine di can can, di feste e serate danzanti.

Poi qualcosa si spezza. È il 1995 e il Gran Paradis termina la sua attività. Un lento e tristissimo abbandono lo avvolge ed è impossibile non notarlo passandoci davanti.

Ogni tanto viene sistemato, restaurato, riaperto in occasione di matrimoni di figli e nipoti di Clerico. Forse ha respirato troppa storia, la sua, forse era il sogno di Clerico vedere un grande hotel nel paese in cui era nato e aveva lasciato e nel quale oggi è sepolto. O almeno a me piace pensarla così.

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