Partire senza un biglietto di ritorno ti fa sentire dannatamente libero e poter decidere quanto rimanere in un posto, spostandosi a sensazioni, ti rende un viaggiatore cosciente e consapevole. Purtroppo però, arriva per tutti il momento in cui le valigie mai disfatte vanno richiuse e riportate al punto di partenza. Quel momento si è avvicinato anche per noi quest’estate, dopo venti giorni di vento fra i capelli, pelle che bruciava e posti incantevoli (trovate qualcosina qui ).

I biglietti aerei da Trapani ( ma lo stesso era anche con partenza da Palermo ) avevano dei prezzi esagerati. Il mio fidanzato, che già a inizio estate aveva il pallino del viaggio in macchina, non dava tregua al sito di Autoeurope (e Autoeurope non dava tregua a lui, con sconti, offerte, e-mail in piena notte). Così si è lasciato tentare da una di queste offerte e abbiamo affittato una macchina, bella, comoda e accessoriata, ideale per i viaggi lunghi, alla irrisoria cifra di 5 euro per tre giorni! L’idea che ci siamo fatti noi è che probabilmente il prezzo iper-vantaggioso è la conseguenza di una necessità dell’azienda di spostare le auto da una città a un’altra. Infatti, abbiamo noleggiato la macchina all’aeroporto di Trapani Birgi e l’abbiamo riconsegnata all’aeroporto di Torino Caselle.

Così, ritirata la macchina, siamo partiti con le nostre valigie con prima destinazione Messina. Prima però abbiamo deciso di fermarci a Cefalù, per fare un tuffo e un pranzo veloce sulla spiaggia. Il promontorio roccioso su cui è sdraiata Cefalù la rende speciale, a tal punto che non vedo l’ora di tornare per visitarla con più calma. Salati e insabbiati, ci siamo rimessi in viaggio.

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Cefalù

Per attraversare la Sicilia da ovest a est ci abbiamo messo circa cinque ore, escludendo le pause. Arrivati nel tardo pomeriggio a Messina, grandissima e confusionaria, ci siamo diretti subito al traghetto, destinazione Calabria.

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Sul traghetto – Destinazione Calabria
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Sul traghetto

Una volta giunti in Calabria ci siamo avventurati sulla strada verso Tropea, avventurati è la parola giusta, dato che il navigatore ci ha portato per strade di campagna abbandonate e in certi casi senza uscita. Un’affascinante leggenda avvolge questo luogo: Ercole l’avrebbe anticamente fondata dopo aver liberato la Calabria dai giganti.A Tropea abbiamo raggiunto una coppia di nostri amici che lì abitano e lavorano, abbiamo cenato con una bella pizza con cipudde di Tropea e abbiamo fatto un giro nel meraviglioso e folkloristico centro storico.
Essendo sabato sera le stradine del centro, con localini a destra e a sinistra, erano colme di persone, come ricordavo bene da un viaggio fatto parecchi anni fa.

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Tra le strade di Tropea
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Santa Maria dell’isola, simbolo di Tropea
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Musica e balli in un locale a Tropea
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Ovunque io sia, non rinuncio mai a un margarita con frutto della passione

Dopo qualche ora di riposo – poche, poche – ci siamo svegliati presto per goderci Tropea e il suo mare stupendo sotto il sole. Abbiamo camminato sulla spiaggia, ci siamo goduti il sole e siamo stati tantissimo a mollo nell’acqua, fresca e azzurrissima. Non solo, grazie ai nostri amici abbiamo scoperto che da Drapia, un paesino a circa 5 km da Tropea, si gode di una vista fantastica del golfo.

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Tropea
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Vista su Tropea, Drapia

Dopo uno di quei pranzi che dimentichi difficilmente, con tutte le prelibatezze di questa terra generosa e saporita, ci siamo rimessi in viaggio. Ma prima di continuare con il mio racconto, ci tengo a mostrarvi che cosa siamo riusciti a mangiare prima di affrontare la temuta Salerno-Reggio Calabria.

Ripartiti, ci siamo alternati alla guida fino in Puglia, destinazione Margherita di Savoia, dove abbiamo raggiunto la mamma del mio fidanzato, lì in vacanza e un po’ sorpresa di vederci (d’altronde, neppure noi sapevamo che saremmo passati!). Dopo tutta la giornata in macchina, stanchi e provati, non siamo stati di molte parole. Abbiamo mangiato un gelato passeggiando per piazza Polmonite (in realtà è la piazza del Comune, ma viene chiamata così perché è sempre ventosa, essendo in un punto di correnti) e ci siamo diretti a casa per affrontare nel migliore dei modi l’ultimo giorno del nostro viaggio lungo lo Stivale.
Al mattino, prima di ripartire, siamo andati alle famose e miracolose Saline, vasche rosa e vasche bianche si alternavano e per fare una foto arrampicandomi su un muretto, ci ho rimesso il ginocchio.

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Saline a Margherita di Savoia

Ripreso il viaggio, abbiamo costeggiato la costa adriatica e dopo qualche centinaia di chilometri, essendosi fatta l’ora di pranzo, abbiamo deciso di fermarci a mangiare. Ci siamo affidati al nostro navigatore per decidere: Grottammare, che bel nome, andiamo! Scopro da una rapida ricerca su internet che è anche tra i borghi più belli d’Italia e quando arriviamo, capisco benissimo il perché. Chiamata la perla dell’Adriatico non a caso, Grottammare si trova nelle Marche a pochi chilometri da San Benedetto del Tronto. Abbiamo visitato l’incantevole borgo che, grazie alla particolare ubicazione, gode di un clima mite tutto l’anno, ci siamo persi nel panorama sul mare, abbiamo passeggiato per le strade ciottolate e ho fotografato porte e porticine senza sosta.

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Grottammare
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Porte e porticine a Grottammare
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il borgo di Grottammare
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Grottammare
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Non solo porte ma anche finestre, Grottammare

Siamo ripartiti ancora più felici e con la voglia ancor più forte di ripartire in un viaggio in macchina per visitare le bellezze d’Italia, molto spesso sottovalutate. L’ultima tappa che ci siamo concessi prima di raggiungere Torino, è stata Bologna, ormai a sera inoltrata. Abbiamo cenato con tigelle, formaggi e tagliatelle al ragù, abbiamo passeggiato per il centro, visto la Torre degli Asinelli e infine siamo ripartiti.

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Il centro di Bologna

In questo viaggio, che è cominciato in Sicilia, ci ha portati in Calabria e in Puglia, fatto innamorare delle Marche, fare tappa in Emilia e infine ci ha riportati in Piemonte, ho scoperto, assaggiato, fotografato, ascoltato e capito che alla fine ha ragione il mio fidanzato, i viaggi on the road sono i più belli.