Intervista a
Grafica & Disegno: Barbara Pepe

Ho conosciuto Barbara tra i banchi di scuola. Come si fa al Liceo: prima osservandoci a debita distanza, a tratti evitandoci, poi cercando di conoscerci. Se avessi dovuto dire il nome di una persona della classe che sicuramente non sarebbe mai diventata mia amica, di sicuro, avrei fatto il suo, e lei avrebbe fatto lo stesso. Troppo diverse, troppo lontane. Gli anni passano, si cresce, e alle volte si diventa più simili, o forse ci si capisce solo di più; si abbandona il proprio modo unico di vedere il mondo e si iniziano ad usare le lenti che usano gli altri per osservarlo. E mentre gli anni del Liceo passavano, tra compiti in classe, piercing, fidanzati, gite e incomprensioni, siamo arrivate all’Università e le nostre strade scolastiche si sono, solo apparentemente, divise. Oggi, che di anni ne sono passati, in fondo non siamo molto diverse dalle amiche che mettevano in comune lo spuntino di metà mattina.

  1. Architettura del paesaggio, una scelta particolare per una ragazza sempre vissuta in città. Questa scelta “verde” è diventata anche la tua professione. Come è iniziata questa passione per i giardini?

Sono cresciuta fra le fila dei pomodori di mio papà, mi sono avvicinata alla terra sezionando lombrichi e allevando coccinelle in scatolette da fiammiferi, alle elementari coltivavo cactus in balcone, raccoglievo i funghi nei boschi con mia nonna. Penso che la mia passione per i giardini si sia insinuata in me un po’ per osmosi, inevitabilmente.

FullSizeRender_1
Photo credit: Barbara Pepe
  1. Un mese dopo la laurea hai iniziato a lavorare a Ginkgo Giardini e a Settembre avete inaugurato uno studio in centro a Torino. Di che cosa si occupa la vostra Azienda?

Siamo un gruppo di lavoro che si occupa di progettare e realizzare giardini e terrazzi. Il nostro motto è “oltre il giardino”, perché del verde ci occupiamo a 360°, quindi non solo piante, ma anche pavimentazioni, illuminazione, arredi. Siamo pochi e variegati, uniti da una grande passione per il verde.

IMG_3171
Photo Credit: Ginkgo Giardini
12122666_933090853429349_6989828836382305996_n
Photo Credit: Ginkgo Giardini
  1. Il tuo lavoro è progettare giardini per gli altri, ma se un giorno dovessi progettare il tuo, come sarebbe?

Aspetto con ansia il giorno in cui ne avrò uno. Non so come sarà, perché ogni luogo ha un suo genius loci da rispettare e assecondare. Fino a qualche tempo fa lo sognavo in aperta campagna, in simbiosi con la natura. Adesso preferirei un fazzoletto di terra strappato all’asfalto torinese, un terrazzo fra i tetti di Torino. Ma conoscendomi, prima che arrivi il giorno in cui l’avrò, cambierò altre mille volte idea!

12287475_1655737861364268_1296559050_o
Photo Credit: Barbara Pepe
  1. Un giardino italiano che non dobbiamo assolutamente perderci. Quale ci consigli e perché?

Mi piacciono molto gli orti botanici, soprattutto quelli vecchi e stratificati: Padova, Palermo. Adoro i parchi di archeologia industriale, come il Parco Dora. Non mi entusiasmano particolarmente i giardini storici, trovo che la loro gestione contemporanea lasci spesso a desiderare e che siano troppo legati ad un’impostazione che avrebbe bisogno di rinnovarsi. Se un turista a Torino mi domandasse quale giardino non perdere, risponderei il Parco Europa: in questa stagione gli alberi di gelsi sono colmi di frutti, e siamo in pochi a sapere quanto sono buoni!

  1. Consigli anche un libro di giardini a tutti coloro non sono addetti ai lavori ma che amano il giardinaggio?

Consiglierei a tutti di leggere Giardini e no di Umberto Pasti: un viaggio fra diversi giardini del mondo, leggero e spensierato.  Oppure qualsiasi scritto di Gilles Clement, che sostiene come ci sia un terzo paesaggio, dove una natura risorgente si fa spazio fra i luoghi che l’uomo dimentica o abbandona. Ho trovato simpatico anche Il bello di essere Pianta, un libercolo che ci dà la possibilità di vivere per qualche pagina come se fossimo vegetali, simpatico e curioso.

  1. Mitchell dice che “fare giardinaggio significa commettere continuamente errori, quasi tutti piacevoli, alcuni addirittura istruttivi” e mi viene da dire che è così anche nella vita. Spesso da alcune sviste, errori, strade che credevamo sbagliate, nascono le svolte che ci cambiano. E’ successo anche a te “di vedere sbocciare fiori dove era quasi impossibile che accadesse”?

In giardino è facile sbagliare: le piante ricrescono, i vuoti si colmano e all’inverno segue sempre la primavera. Può essere un buon maestro di vita, anche se crudele. A me ha insegnato a vedere sbocciare fiori ovunque, speranze per le piante secche, da buttare. Quando realizziamo un giardino, i clienti ci chiedono, con malcelata preoccupazione, se garantiamo loro che le piante attecchiscano tutte: non è sempre facile spiegar loro che il giardino è cosa viva e mutevole, che ha bisogno spesso di anni per entrare a pieno regime e per dare il meglio di sé, e che le piante possono morire, anche se le condizioni agronomiche sono quelle migliori.

Pazientare, osservare e perseverare: se dovessi scrivere una ricetta per un giardino di successo userei questi tre ingredienti.

https://www.facebook.com/ginkgogiardini/