Ebbene sì, ogni viaggio finisce, prima o poi. Questo è il nostro ultimo giorno a Parigi, domani il treno ci riporterà a Torino e rapidamente ricominceremo la nostra quotidianità, ma ogni viaggio in modo quasi impercettibile ci cambia: modifica il modo in cui vediamo il mondo, ci fa crescere, ci stimola a viaggiare ancora. Quello che ci portiamo dietro sarà un bagaglio un po’ più pesante (non solo per le mille cose che abbiamo comprato ovunque!!!).

Passiamo il nostro ultimo giorno in uno dei quartieri più frizzanti e stravaganti della città, Montmartre. Vi dice niente Moulin Rouge, Touluse-Lautrec, artisti, scrittori, musicisti, attori bohemien? Montmartre ancora oggi, conserva la sua anima originaria in numerosi luoghi, come in Rue Lepic e Rue St. Vincent. Da non perdere le Moulin de la Galette, la basilica del Sacro Cuore e le vie strette piene zeppe di turisti e artisti che vendono le loro opere. Appena scese dalla Metro, la strada da fare è quasi tutta in salita, siccome il quartiere si trova su una collina.

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Il cartello della fotografia successiva fa probabilmente parte del lavoro di un artista francese, Clet Abraham che già da diversi anni applica degli sticker sulla segnaletica stradale in numerose città, anche italiane. Ho trovato parecchi suoi cartelli anche a Torino, Firenze e Roma. Il suo intento è quello di usare l’arte nella quotidianità dando messaggi significativi senza sfalsare la leggibilità del cartello stradale. Per quello che mi riguarda, lo trovo geniale!

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Dopo aver camminato per i viali e le stradine, arriviamo sul punto più alto della collina dove troviamo la Basilica del Sacro Cuore, un ammasso di pietra calcarea bianco splendente. La pietra rimane così bianca perché non trattiene lo smog, motivo per cui dopo più di un secolo dalla sua costruzione, è ancora come allora. Anche la visita all’interno è gradevole (io ho una passione per gli organi e dentro alla Basilica ce n’è uno molto suggestivo).

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Sulla scalinata all’esterno le persone si affollano a fare fotografie, riposarsi, mangiare… e anche noi passiamo del tempo lì, a goderci il sole (che ci ha accompagnato per tutta la settimana) e a respirare ancora un po’ di Parigi.

Non ci sono solo pittori in giro per le stradine, ma anche questa artista che ci fermiamo a guardare e soprattutto a sentire ammaliate. Canta tutto il repertorio di Edith Piaf…divina! Questo quartiere non poteva avere colonna sonora migliore.

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Andiamo nella zona del Moulin Rouge, che ancora oggi pullula di locali a luci rosse. Tuttora, gli spettacoli di Can Can spopolano, ma i prezzi dei biglietti sono alle stelle, quindi la mezza intenzione che avevamo di andare a vedere uno spettacolo la nostra ultima sera a Parigi, si dissolve velocemente.

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Per la cronaca io e Francesca ci siamo confuse sull’orario del ritorno. Quindi, mentre aspettavamo tranquille il pullman alla fermata accanto all’ostello, ci siamo rese conto dello sbaglio: dopo un quarto d’ora il nostro treno sarebbe partito. E’ capitato più o meno questo. Io mi sono fatta prendere dal panico. Fra ha fermato un taxi. Il taxi era occupato. Ne abbiamo fermato un altro. Siamo salite con le valigie al volo. Siamo arrivate alla stazione. Il taxista ci ha detto qualcosa in francese che non abbiamo capito. Abbiamo lanciato una manciata di monete, sicuramente più di quelle necessarie. Siamo entrate in stazione. Abbiamo cercato di capire il binario. Abbiamo trovato il binario che ovviamente era dalla parte opposta dell’ingresso. Corriamo. Corriamo. Corriamo. E corriamo. Arrivo al treno e salgo portandomi dietro la valigia. Mi giro e vedo Fra, a qualche decina di metri di distanza che mi urla: ” Vai Eli. Vai, almeno tu prendi il treno” (stile Titanic). E io strillo: “Corriiiii !!”. Sale anche lei sul treno e ci guardiamo. Ce l’abbiamo fatta per un pelo.

Note: Non ne abbiamo avuto il tempo, ma merita visitare anche il cimitero Père-Lachaise che conserva le tombe di personaggi illustri dell’arte e della musica, come Jim Morrison, Edith Piaf, Oscar Wilde, Marcel Proust e il Centre Georges Pompidou, centro nazionale d’arte e cultura, dotato di un’architettura molto particolare.

Ps: Questo significa che dobbiamo tornare a Parigi…