Ci svegliamo di buon’ora e partiamo alla volta della Reggia di Versailles. Arrivate di fronte ai cancelli, ripenso alla Rivoluzione Francese: una fila che si snoda lungo il cortile d’ingresso, persone persone e persone, tanto da non capire quale sia l’inizio e quale la fine.

Ci accodiamo dove sembra che la cosa abbia senso e ci mettiamo lì con santa pazienza. Per fortuna la coda scorre rapida e in poco tempo siamo dentro. Inoltre, siamo (ahimé) ERAVAMO così giovani che per noi under 26 l’ingresso è gratuito, inclusa l’audio guida che ci accompagnerà per tutta la visita della Reggia. L’interno è sfarzoso, esagerato, rifinito nel minimi particolari, curato e sorprendente. Visitiamo gli appartamenti reali, la Cappella e tutte le stanze aperte al pubblico. Gli arredi e la Galleria degli Specchi ci lasciano senza parole.

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Ricordo quando, nei libri di storia, avevo letto di tutto lo sfarzo alla Corte di Versailles che aveva fatto imbestialire i francesi che non avevano neanche il pane da mangiare e ora, che quello sfarzo è proprio sotto i miei occhi, mi è tutto chiaro. Se l’interno è molto curato, i giardini alla francese in stile barocco lo sono altrettanto. Essendo un’area molto ampia si può passeggiare in lungo e in largo e se avete la fortuna di trovare una giornata soleggiata, le foto vengono spettacolari.

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La visita del parco è meno affollata e per questo più godibile. Scatto foto a tutto andare: gli arredi sfarzosi illuminati da una meravigliosa luce che entra dalle finestre, rende il tutto ancora più bello. Se fossimo capitate qui in una giornata di pioggia, probabilmente l’effetto sarebbe stato completamente diverso.

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Torniamo nel parco, che si estende per 800 ettari, ed è ricco di bacini d’acqua, fontane e statue.. Trascorriamo tutto il pomeriggio passeggiando tra sentieri e sculture e ad ogni angolo c’è qualcosa che ci sorprende.

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Piccola perla di Versailles è il Petit Trianon, che Luigi XVI offrì a Maria Antonietta, sua giovane sposa, per farla vivere in un ambiente più intimo e riservato, lontano dalla confusione della corte. Il Tempio dedicato ad Amore, di cui c’è anche una statua, è un piccolo gioiello di sontuosità e perfezione.

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Francesca ne approfitta e si prostra ai piedi del Dio perché sia misericordioso con lei (era un periodo particolarmente nefasto). Ovviamente ho suggellato questo momento con una fotografia, che raffigura tutto il pathos di questo avvenimento.

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Altra chicca che scoviamo nel parco, l’Hameau, fortemente voluto da Maria Antonietta, un villaggio a grandezza naturale con le stalle, i granai, la piccionaia. Vengono costruite nei minimi dettagli per farle sembrare il più possibile reali; in realtà, nonostante fuori sembrano case di poveri contadini, con crepe e tetti di paglia, all’interno erano dotate di ogni comodità. L’esito, sebbene non realistico, è quello di un piccolo paesino. Mi piace pensare che Maria Antonietta, circondata continuamente da servitori e da tutto ciò che poteva desiderare, ha voluto ricostruire qualcosa che fosse più simile alla normalità, così lontana dalla sua vita, ma così essenziale per chiunque.

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Il tramonto si avvicina e la stanchezza di questi primi giorni inizia a farsi sentire. Dopo aver mangiato qualcosa in giro, torniamo in Ostello. Il nostro letto di una piazza e mezza ci sembra meglio di quello di Luigi XVI e, dopo aver velocemente organizzato cosa fare il giorno dopo, ci addormentiamo di sasso, per prepararci al meglio per il giorno successivo.