Parigi ha la chiave del cuor…

Io e la mia amica Francesca, compagna di molti viaggi, avevamo voglia di partire. Troviamo una super offerta del TGV Torino-Parigi per l’ultima settimana di Marzo e non ci pensiamo due volte. Partiamo dalla stazione Porta Susa in tutta comodità e arriviamo alla stazione Gare de Lyon. E’ una soluzione comoda: si evitano le lungaggini dell’aeroporto, la stazione di Torino è raggiungibile con la metro e Gare de Lyon è in centro a Parigi, quindi si evitano ulteriori mezzi dall’aeroporto. Il treno è confortevole, pulito, in circa 5 ore siamo arrivate e viaggiamo in due al prezzo di uno, grazie a un’offerta che Fra ha scovato (quando si tratta di offerte è la numero 1). La cosa è andata più o meno così: “Eli, ho trovato un’offerta”. “Per dove?” “Parigi”. ” Prendila”. Fine del cercare. Per quanto riguarda dove dormire, devo ammettere che siamo un pò wild e per risparmiare non ci fermiamo di fronte a niente. Ostello con camera e bagno in comune (giuro che non abbiamo mai trovato coda all’occorrenza) tutto corredato da vicini (italiani) molto chiassosi e passionali che, a giudicare dai discorsi che facevano, non dovevano conoscersi bene bene (?). Pregio da non sottovalutare, l’ostello era in una posizione centrale vicino a parecchi locali e alla fermata della metro République ma in una stradina parallela e silenziosa, anche perché la nostra camera era all’altezza della strada, proprio in corrispondenza di una fermata del pullman. Una volta trovato l’ostello e mangiato qualcosa, si sta facendo sera e decidiamo di andare sotto quello che è il simbolo di Parigi, la Tour Eiffel, per vederla illuminata. Con un po’ di fatica per essere scese alla fermata sbagliata, chiedendo indicazioni qua e là, arriviamo sotto all’incantevole torre. Le luci sono accese, i turisti si affollano a fare le fotografie nelle pose più assurde e noi facciamo lo stesso.

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Il secondo giorno nasce all’insegna di pain au chocolat appena sfornati e con l’abbonamento della metro per tutta la settimana. Destinazione Notre Dame de Paris. Bella, imponente, non si può evitare di pensare al film della Disney, meravigliosa nel suo rosone e in tutte le sue parti. Entriamo facendo un po’ di coda e dentro è ancora più bella, le pareti e il soffitto asciutti e altissimi si contrappongono ai colori delle vetrate e al calore delle candele accese qua e là. Decidiamo di salire, facendo i 400 scalini che ci separano dal punto più alto. Una faticaccia e assolutamente non consigliato a chi è claustrofobico perché la scala è totalmente di pietra e verso la fine si stringe, ma che vista signori!! Ci sono le campane e i terribili gargoyles e Parigi è lì distesa al sole.

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Dopo la faticaccia mattutina, ci riposiamo, girovagando tra le bancarelle che si trovano lungo la Senna e che vendono stampe, cartoline e altri piccoli souvenir. Per pranzo, mangiamo in giro. La cosa bella ( e non è la sola) di Parigi è che ovunque ci sono saloni da the, bistrot, locali tipici e stranieri, catene di ristoranti più o meno economici. E’ più caro rispetto all’Italia, ma girando un po’ si può mangiare nella fascia di prezzo che si desidera.

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E’ ora di andare altrove. Percorriamo tutta Rue Soufflot fino al Pantheon, di fronte c’è la facoltà di Legge e gli studenti si affollano fuori, alcuni leggono seduti per terra. Camminando ancora raggiungiamo un vero e proprio polmone verde della città, il giardino Luxembourg, dove si trova l’omonimo palazzo, 23 ettari di parco pubblico con fontane, sculture, campi da gioco e statue. Curatissimo, pulito, pieno di sedioline verdi. Non ci mettiamo molto a capire che è uno dei cuori pulsanti di Parigi, soprattutto della parte più green. C’è chi studia, chi legge, chi incontra gli amici, chi fa sport, chi lavora a maglia. Stracolmo di studenti, anziani e bambini. E poi ci siamo noi, Fra che legge guide e cose varie e io che fotografo tra un “Ooooh” e un “Guarda!”.

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Passiamo la serata sull’Avenue des Champs Elysées, uno dei viali più maestosi e lussuosi di Parigi e appunto per questo rischiamo di rimanere senza cena. In metro facciamo uno dei nostri incontri “particolari”, un ragazzo che attacca bottone capendo che siamo straniere, inizia a parlarci delle sue origini italiane per poi passare a parlarci di quante volte va dallo psicoanalista (?). Liquidato il tizio, torniamo nel nostro ostello, dove la passione dei nostri vicini continua a farsi sentire.